Disabile vive da 9 anni in una roulotte all’Isola d’Elba tra topi e serpenti, la denuncia: “Non ha neanche l’acqua”

Luca, disabile al 100 per cento, vive da anni in una roulotte fatiscente circondato da rifiuti, topi, insetti, senza acqua potabile e senza servizi igienici. Non è il racconto di un'emergenza umanitaria dall'altra parte del mondo, ma il caso di un residente all'Isola d'Elba che restituisce l'immagine di una realtà incompatibile con standard minimi di civiltà. Il caso è stato segnalato a Fanpage.it dall'associazione Quei Bravi Ragazzi Family che ha deciso di accendere i riflettori su una vicenda "rimasta troppo a lungo nell'ombra".
"Quello che ci ha colpito, oltre alle condizioni disumane in cui vive quest'uomo, è il clima generale di omertà che abbiamo percepito attorno a questa vicenda", ha commentato la presidente dell'associazione, Nadia Di Rocco. "Troppe persone sapevano, ma per troppo tempo nessuno è riuscito, o ha voluto, cambiare davvero le cose. Il silenzio, in casi come questo, diventa una responsabilità collettiva". Per fare chiarezza, Fanpage.it ha quindi provato più volte a contattare l'ufficio del sindaco e direttamente il sindaco per raccogliere una replica e la loro versione dei fatti: l'ufficio non ha mai risposto, mentre il primo cittadino ha scelto di non rilasciare alcuna dichiarazione.
Il caso di Luca: "Vive nel degrado estremo"
Luca, invalido al 100 per cento e affetto da numerose patologie, da circa nove anni vive all'interno di una roulotte ormai ridotta a un ricovero di fortuna su un terreno privato nel territorio comunale di Porto Azzurro, sull'Isola d'Elba. Durante il sopralluogo, effettuato lo scorso 18 giugno, Luca è scoppiato in un pianto disperato, ha riferito l'associazione: "Chiedeva soltanto una cosa: poter vivere finalmente in condizioni dignitose".
"Ci siamo trovati di fronte uno scenario di degrado estremo": infiltrazioni d'acqua, tetto e pedana deteriorati, collegamenti elettrici di fortuna con fili scoperti, cumuli di rifiuti, presenza di topi, insetti, cimici e perfino serpenti. All'interno, alimenti conservati in condizioni precarie e un ambiente segnato da gravissime carenze igienico-sanitarie tra cui la mancanza di un bagno, di acqua potabile e la possibilità di lavarsi in modo dignitoso.
La presidente dell'associazione ha quindi contattato il sindaco di Capoliveri, Walter Montagna, Comune nel quale Luca risulta residente e dove da tempo sarebbero state attivate procedure attraverso i servizi sociali. Dall'incontro è emerso che circa due anni fa a Luca sarebbe stata proposta una soluzione abitativa alternativa. "Un'offerta che lui rifiutò perché avrebbe comportato il trasferimento fuori dall'Isola d'Elba", ha spiegato ancora l'associazione, sottolineando la volontà dell'uomo di restare sulla propria isola, vicino ai propri riferimenti e alla comunità in cui ha sempre vissuto.
A questo punto a complicare la vicenda non è tanto il rifiuto di una proposta, quanto ciò che è accaduto dopo. O meglio, ciò che non è accaduto. "Se una soluzione non era compatibile con le esigenze della persona, spettava comunque alle istituzioni continuare a cercarne altre", ha rincarato l'associazione. Invece, secondo quanto ricostruito, nessuna alternativa concreta sarebbe mai arrivata. Nessun percorso realmente efficace sarebbe stato avviato e, soprattutto, non risulterebbero interventi costanti dei servizi sociali tali da impedire che un uomo con una disabilità totale continuasse a vivere, anno dopo anno, in un contesto di degrado assoluto, tra topi e sporcizia diffusa.
Il ricovero di Luca
Dopo il sopralluogo, la presidente dell'associazione ha richiesto l'intervento del 118 e delle forze dell'ordine. L'uomo è stato trasportato in ospedale per gli accertamenti del caso. Sul posto era presente anche l'amministratrice di sostegno nominata dal Giudice Tutelare. "Quando verrà dimesso sarà costretto a tornare alla roulotte", ha spiegato l'associazione. "Per questo abbiamo deciso di denunciare quanto sta accadendo, perché non può continuare così".
Nel frattempo, il team legale dell'associazione, supportato dall'avvocata Tatiana Della Marra che si è offerta di seguire il caso pro bono, ha annunciato la volontà di depositare un esposto in procura affinché venga accertato se vi siano state omissioni, responsabilità o situazioni di abbandono che abbiano contribuito a determinare o aggravare le condizioni di vita dell'uomo.
Al netto di tutto, comunque, resta un fatto: una persona invalida al 100 per cento ha vissuto per quasi dieci anni senza acqua potabile, senza servizi igienici, circondata da rifiuti, topi e animali infestanti, in condizioni incompatibili con qualsiasi standard minimo di civiltà. Per questo, la sua storia diventa il racconto non solo di un caso particolare, ma del fallimento di un intero sistema che, tra procedure, competenze amministrative e rimpalli di responsabilità, non è stato in grado di garantire a una delle persone più fragili della propria comunità il diritto fondamentale a vivere con dignità.