“Diagnosticarono un tumore a mia figlia, mi cacciarono dal lavoro dicendomi: ‘Ci metti in difficoltà'”

"Mi sono ritrovata senza lavoro dall'oggi al domani nel momento più basso della mia vita, ossia quando alla mia bambina è stato diagnosticato un tumore". A raccontare la sua storia è Olga Berezovscaia, lavoratrice e mamma di una bimba di 4 anni. Ha scelto di "metterci la faccia", Olga, stanca di un mondo del lavoro che l'ha respinta più volte, dopo aver letto alcune denunce simili pubblicate da Fanpage.it.
"Adesso mia figlia sta bene, ma lo dico senza vergogna, quando ai colloqui mi dicevano di no per via del mio ruolo di madre sono arrivata a vederla come un ostacolo. Non mi sento solo una mamma: sono una donna e vorrei essere una lavoratrice. Non riesco a sentirmi ‘completa' occupandomi solo di lei, vorrei una vita che esuli da mia figlia e vorrei averla lavorando, tra l'altro. Mi sembra un desiderio legittimo".
La diagnosi di tumore al rene per la figlia di Olga è arrivata nell'ottobre del 2024, quando lei lavorava in uno studio dentistico. "Avevo iniziato da poco, in realtà. Stavo sostenendo i due mesi di prova, avevo un contratto part-time di 30 ore della durata di un anno. – ricorda – Legalmente parlando, la ‘sfortuna' è stata ricevere quella terribile notizia mentre stavo svolgendo la prova. Non ho potuto rivalermi contro di loro in nessun modo".
Olga ci racconta di essersi ritrovata catapultata in un altro mondo dalla sera alla mattina nell'ottobre di quasi due anni fa. "Mi mancava un mese al termine della prova e dopo quel periodo avrei comunque avuto diritto all'aspettativa. Invece da parte dei miei datori di lavoro non c'è stata alcuna volontà di venirmi incontro nonostante sapessero quale notizia terribile avessi ricevuto".
Tutto inizia nell'ottobre 2024. Dopo aver ricevuto la telefonata di alcune maestre, che avevano segnalato il malessere della piccola, Olga fa sapere al lavoro che il giorno dopo avrebbe potuto tardare in entrata. "Credevamo fosse un virus intestinale risolvibile nel giro di 48 ore circa, quindi ho fatto sapere che il giorno dopo avrei potuto fare un po' tardi per ‘darmi il cambio' con il mio compagno che doveva rientrare dal lavoro – ricorda Olga -. Nelle ore successive ci siamo accorti che ci trovavamo davanti a un'emergenza, perché la bimba ha continuato a rimettere e non andava in bagno. L'abbiamo portata in ospedale ed è stata ricoverata".
A quel punto dai corridoi del nosocomio, Olga fa sapere che il giorno dopo non potrà essere nello studio dentistico come concordato. "Spiego che non conoscevo i tempi delle dimissioni dall'ospedale, in quel momento ancora credevamo si potesse risolvere tutto in poco tempo, e in quell'occasione si mostrano disponibili. Le cose sono precipitate il mattino dopo, quando durante la visita per l'uscita dall'ospedale i medici si accorgono di una massa che al tatto non li convinceva. Dispongono ulteriori accertamenti e si rendono conto che mia figlia aveva una massa non benigna sul rene. Con la bambina vengo trasferita in un altro ospedale dove c'era l'oncomatologia pediatrica".
Nel giro di pochi giorni, Olga si è ritrovata a fare i conti con una notizia terribile. "Ho comunicato al lavoro che non sarei rientrata subito e che non sapevo neppure quando avrei potuto farlo perché mia figlia aveva una massa tumorale non benigna. Quando ho dato loro la notizia era lunedì, circa due giorni dopo mi hanno scritto per chiedermi se avessi novità su un mio eventuale ritorno. Ho ribadito la situazione, loro mi hanno risposto glacialmente che avrei dovuto farlo sapere per permettergli di organizzare la tabella dei turni e che le mie colleghe non potevano farsi carico del lavoro che avevo lasciato assentandomi".
Olga racconta di ricordare quel momento in modo confuso. "Ero sconvolta da tutto quello che mi stava succedendo. Ricordo di aver ribadito che non potevo dare tempi certi per il mio rientro al lavoro, di aver spiegato che mia figlia avrebbe dovuto sottoporsi alla chemioterapia e a un intervento di 9 ore. Mi hanno risposto che li stavo mettendo in difficoltà anche a livello economico. Al termine di una lunga discussione, ho chiesto che fossero loro a interrompere il rapporto di lavoro, in modo da poter contare almeno sulla Naspi. È stato un momento molto pesante".
Da ottobre 2024 fino al mese di luglio 2025, Olga si è dedicata ad assistere la figlia che fortunatamente è ora fuori pericolo. Adesso, racconta, è di nuovo alla ricerca di un'occupazione. "Avrei preferito tornare in un luogo di lavoro che ormai conoscevo, soprattutto perché per me era stato difficile trovare quell'impiego, venivo già da un periodo di disoccupazione. Purtroppo però non c'è stata alcuna umanità. Quello che è capitato nella mia vita personale non l'ho scelto, non è stata colpa di nessuno. Io e la mia famiglia ne abbiamo passate tante, mi ha sconvolto la totale assenza di pietà umana e comprensione, anche perché in quei mesi avevo sempre lavorato bene".
"Ho ripreso la ricerca di un lavoro a settembre e purtroppo mi sono trovata ancora una volta davanti a persone poco serie – racconta -. Nelle ultime due settimane, per esempio, ho sostenuto un colloquio durante il quale mi è stato chiesto se avessi figli. Quando ho parlato della mia bambina, hanno iniziato a paventare problemi relativi a possibili prolungamenti di orario nei weekend. Dopo una serie di domande personali legate alla piccola, il datore di lavoro ha scritto a caratteri cubitali sul mio curriculum ‘bambina di 4 anni'. Come se fosse un deterrente. Ho provato un profondo disgusto. Non sarebbe stato un contatto a tempo indeterminato, si trattava di un lavoro di qualche mese nell'ambito dell'organizzazione di alcune fiere, però per me era una speranza, volevo aggrapparmi a una nuova quotidianità, a un margine di indipendenza".
"Sto cercando di reinserirmi nel mondo del lavoro anche facendo i salti mortali perché voglio lavorare, ma sono molto scoraggiata. Dopo questo colloquio non ho più mandato curriculum perché sono davvero demotivata: ho dovuto affrontare la malattia di mia figlia e ora devo ritrovarmi davanti a continue porte in faccia. Prima di trovare il lavoro che ho dovuto lasciare nel 2024 e prima ancora che mia figlia si ammalasse, ogni no a un colloquio per me era una profonda frustrazione. Sono arrivata a vedere mia figlia come un ostacolo alla mia indipendenza e alla mia vita, anche se so che non è colpa sua".
"Non voglio essere obbligata a scegliere di fare solo la mamma" continua Olga. "Non sono solo mamma, sono una donna e voglio essere una lavoratrice. Io fortunatamente conto sull'appoggio del mio compagno, ma non voglio essere costretta a fare solo il genitore. Non mi sento realizzata così. C'è chi vuole dedicarsi solo alla famiglia ed è felice così, sono scelte, ma questa non è la mia".
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