Una nuova inchiesta sul caso Denise Pipitone "può avere un senso se c'è un fatto rilevante, cioè se qualcuno dice una cosa che all'epoca non fu detta, ma se la situazione resta immutata a cosa serve una nuova indagine della Procura? Per accertare eventuali negligenze della Polizia o della Procura? A cosa approda?'. Queste le parole dell'ex Procuratore di Marsala (Trapani) Alberto Di Pisa, commentando all'Adnkronos la notizia della riapertura delle indagini sul caso della bambina scomparsa nel nulla da Mazara del Vallo il primo settembre del 2004. "Ritengo che la riapertura delle indagini – spiega – non può approdare a nulla finché non ci sono elementi nuovi, non conosciuti all'epoca e che quindi consentirebbero di ripartire con le indagini, ma se la situazione resterà statica, allora non si arriverà nulla".

Sugli eventuali depistaggi, Di Pisa dice: "Ammesso che si accerti che sia stato fatto un depistaggio, con dolo, qui sembra invece si tratti di casi di negligenza, forse della Polizia, dopo 17 anni è tutto prescritto. Non c'è il reato di depistaggio ma di abuso d'ufficio o calunnia, che si prescrive dopo sei anni".

Quindi spiega come a suo avviso "l‘indagine che andava fatta era quella di Milano, sul quel video girato da un metronotte in cui si vedeva una bimba. Era sicuramente Denise, al 99 per cento, ci metto la mano sul fuoco". Oggi è stata ascoltata come persona informata sui fatti Maria Angioni, la ex pm di Marsala che all'epoca si occupò della vicenda. Il caso era recentemente tornato alla ribalta alla tv russa con lo show-reality dove Olesya Rostova della stessa età che avrebbe ora Denise aveva lanciato un appello tramite una trasmissione per ritrovare la madre.