Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Delitto di Garlasco, l’ex comandante del Ris: “Dna delle unghie non identifica una sola persona”

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Chiara Poggi
Secondo Giampietro Lago, da poco ex comandante del Ris di Parma, il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi “non identifica Tizio o Caio, ma è una presunta identificazione. Anche supponendo che quel dato sia utilizzabile, cosa che non è così per me, fornisce un’indicazione non dirimente”.

Il materiale trovato sulle unghie di Chiara Poggi è finito e, anche se fosse ritenuto comparabile, non potrebbe fornire l'identità di chi entrò in contatto con la vittima. Ne è sicuro Giampietro Lago, da poco ex comandante del Ris di Parma e consulente nell'appello bis contro Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco.

A quasi 18 anni dal delitto di garlasco, la scorsa settimana la Procura di Pavia ha riaperto il caso e sta ora indagando su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima: è suo, secondo i legali di Stasi, il Dna sulle unghie della vittima. Il materiale sub-ungueale è stato uno degli elementi al centro di una perizia a Genova, affidata al professor Francesco De Stefano, allora presidente dei genetisti forensi italiani, a cui oltre ai consulenti di Stasi e della famiglia Poggi ha preso parte anche Lago come consulente incaricato dal pubblico ministero. "Non c'è stato nessun errore – ha detto Lago all'Adnkronos – e non c'è nessuna novità rispetto ai dati già presenti nella perizia della Corte di Assise d'Appello che, anche oggi, ritengo scientificamente non utilizzabili. Il materiale sulle unghie è finito, dunque si tratta di reinterpretare dati che sono stati discussi e condivisi da tutti".

Secondo Lago se la Procura ritiene di approfondire dei dati, alla luce di nuovi software, non vanno persi di vista due aspetti: "È un dato che si è formato in un contraddittorio, in una perizia che è stata discussa lungamente e su cui tutte le parti convenivano e soprattutto sfugge che è un dato aplotipico", ossia identifica un cromosoma Y quindi una linea familiare maschile. "Non è un Dna identificativo che inequivocabilmente identifica Tizio o Caio, ma è una presunta identificazione. Anche supponendo che quel dato sia utilizzabile, cosa che non è così per me, fornisce un'indicazione non dirimente. La traccia genetica sotto le unghie di Chiara Poggi non è utilizzabile e in ogni caso questa riapertura non cancella tutte le prove contro Alberto Stasi", conclude Lago.

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