“Dal milione e 900mila lire ai 1.900 euro: sono un dipendente pubblico e in 27 anni il mio stipendio non è cambiato”

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Quando è entrato nella Pubblica amministrazione, nel 1999, Fabio guadagnava circa 1.900.000 lire. Oggi, dopo 27 anni di servizio come funzionario ministeriale, il suo stipendio è di circa 1.900 euro. Nel frattempo, racconta, sono aumentati costo della vita, responsabilità e competenze richieste: “È cambiato tutto, tranne il riconoscimento economico”.

Anche tu hai una storia da raccontare sul lavoro, sugli stipendi o sulle difficoltà incontrate nella tua carriera? Fanpage.it raccoglie le testimonianze dei lettori: puoi scriverci a segnalazioni@fanpage.it e raccontarci la tua esperienza.

Quando è entrato nella Pubblica amministrazione, nel 1999, Fabio aveva uno stipendio di circa 1.900.000 lire. Era il suo primo vero salario dopo gli anni da studente e, racconta, gli permetteva di vivere dignitosamente. Oggi, dopo 27 anni di servizio, la sua busta paga è arrivata a circa 1.900 euro.

Nel frattempo, però, secondo il suo racconto, è cambiato praticamente tutto. Il costo della vita, le competenze richieste, le responsabilità e la complessità del lavoro. Anche la tecnologia, che avrebbe dovuto semplificare molti processi, è entrata negli uffici pubblici modificando il modo di lavorare. Quello che è cambiato molto meno, sostiene Fabio, è la capacità dello stipendio di riconoscere questa evoluzione.

"Quando sono entrato nella pubblica amministrazione il mio stipendio era di circa 1.900.000 lire. Non era una cifra particolarmente elevata in assoluto, ma per me rappresentava qualcosa di importante: era il mio primo vero stipendio dopo anni di vita precaria da studente e, soprattutto, mi permetteva di vivere dignitosamente".

Fabio, che oggi lavora come funzionario ministeriale, ha deciso di raccontare la propria esperienza attraverso una segnalazione a Fanpage.it. Il punto di partenza è proprio il confronto tra quel primo stipendio e quello che percepisce oggi.

In 27 anni lo stipendio è rimasto sempre uguale

Con l'arrivo dell'euro e il passare degli anni, racconta Fabio, la sua percezione è quella di un progressivo aumento del costo della vita a fronte di una crescita molto più contenuta dello stipendio.

"Oggi, dopo 27 anni di servizio, il mio stipendio è di circa 1.900 euro. In sostanza, a distanza di quasi trent'anni, la cifra è rimasta sorprendentemente simile, almeno nella percezione quotidiana".

Non è soltanto una questione di cifra, secondo il funzionario. Nel corso della sua carriera sono aumentate anche le responsabilità e le competenze necessarie per svolgere il lavoro. E proprio il rapporto tra esperienza e riconoscimento economico è uno degli aspetti che considera più problematici.

"Non mi sembra normale che l'esperienza, la formazione e l'anzianità professionale incidano così poco sulla progressione economica", scrive Fabio. A suo giudizio, il rischio è che nella Pubblica amministrazione le differenze retributive tra chi è all'inizio della carriera e chi ha alle spalle decenni di lavoro restino troppo contenute.

Più strumenti digitali, ma un lavoro sempre più complesso

Nella sua riflessione c'è poi un altro tema: la trasformazione digitale degli uffici pubblici. Fabio non contesta l'utilità delle nuove tecnologie in sé, ma racconta una situazione nella quale gli strumenti digitali non sempre avrebbero prodotto la semplificazione attesa.

"Le nuove tecnologie, in teoria, dovrebbero semplificare il lavoro, ridurre gli adempimenti e aumentare l'efficienza. Nella realtà, quando vengono introdotte senza una vera riorganizzazione dei processi, possono produrre l'effetto contrario".

La sua esperienza, spiega, è quella di un sistema nel quale l'introduzione di nuove piattaforme e procedure può tradursi in ulteriori passaggi e adempimenti. "La tecnologia diventa così non uno strumento per lavorare meglio, ma un ulteriore carico burocratico".

Dopo 27 anni, la domanda che Fabio si pone riguarda quindi qualcosa che va oltre la sua singola busta paga: quanto vale davvero l'esperienza accumulata nel corso di una carriera?

"È cambiato il ruolo, sono aumentate le competenze, le responsabilità e la complessità del lavoro. È cambiato il costo della vita. È cambiata la tecnologia. È cambiato praticamente tutto. Quello che è cambiato molto meno è la capacità dello stipendio di riconoscere tutto questo".

E alla fine della sua testimonianza per Fanpage.it torna il tema degli aumenti contrattuali. Fabio li considera insufficienti rispetto all'aumento dei prezzi che ha sperimentato negli anni: "Una presa in giro clamorosa", li definisce, chiedendosi se riescano "a coprire anche solo la metà dell'inflazione ufficiale degli ultimi anni, per non parlare di quella reale".

Per lui, però, il problema non è soltanto quanto si guadagna. È anche quanto una società sia disposta a riconoscere, attraverso lo stipendio, il valore dell'esperienza, della formazione e del lavoro accumulato in quasi trent'anni.

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