Da libero professionista a insegnante: “Disposto a trasferirmi a 800 km da casa pur di ottenere stabilità”
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"Non so più come vivere. Mi serve la stabilità, ma ho intrapreso una carriera che non mi permette di trovarla. E a 34 anni mi trovo a dover cambiare vita e a lasciarmi alle spalle tutto ciò che avevo costruito finora". A parlare a Fanpage.it è Paolo (nome di fantasia, ndr), trentaquattrenne napoletano che per anni ha lavorato come libero professionista. "Ho investito nella mia formazione, ho trascorso anni per cercare di sfondare nel mio mestiere. Ho dedicato tempo e fatto sacrifici per arrivare fino a dove mi trovo adesso. Eppure non basta. Non ho mai raggiunto la stabilità che serve a ogni persona per vivere. Così ho deciso di reinventarmi, provando a lavorare nella scuola".
La ricerca del lavoro di Paolo nella scuola
Per Paolo lavorare come insegnante rappresentava un piano B. "Il mio piano A si è rivelato essere un sogno che sono riuscito a coronare, ma che non mi garantisce abbastanza risorse per vivere, almeno non in questo tempo. Casa, bollette, spesa: con ciò che guadagnavo, poco e non continuativamente, era diventata un'impresa". Poi l'illuminazione: affacciarsi al mondo dell'insegnamento. La scelta di Paolo, però, è bene ricordarlo, non lo spinge a improvvisarsi insegnanti,a svolgere un mestiere che non gli compete: ha ottenuto l'abilitazione per l'insegnamento, ha partecipato ai concorsi del Pnrr, risultando idoneo all'insegnamento ma senza ottenere una cattedra o una supplenza.
L'attesa resta. Soltanto fra fine agosto e inizio settembre usciranno i risultati delle graduatorie provinciali: "Non ho fatto domanda per la provincia in cui vivo, quella di Napoli: so che per le mie materie c'è troppa affluenza e avrei scarse possibilità di essere chiamato. Nella mia città proverò a inviare curricula alle scuole private. Mi sono candidato, invece, per Pordenone: negli anni scorsi era quella con meno domande. Questo vuol dire che sì, ho più opportunità di essere preso, di rientrare in una posizione migliore nella graduatoria. Ma che rischio di lasciare la mia casa, la mia famiglia e i miei cari solo per un lavoro stabile".
La vita fuorisede di Paolo: "Già fatto. Ma poi volevo tornare"
Napoli dista da Pordenone circa 800 chilometri. Ottocento chilometri che divideranno Paolo dalla sua famiglia, dalle cene tutti insieme, le feste con i parenti e le uscite con gli amici, qualora venisse chiamato a lavorare in Friuli-Venezia Giulia.
"Ogni volta che lascio casa è un colpo al cuore – spiega – Sono già stato fuorisede, quando studiavo a Milano. Ci ho vissuto tre anni. Il punto, però, è che all'epoca l'ho fatto con l'intenzione di rientrare. E io volevo davvero fare ritorno a casa. Il punto è scegliere di vivere come fuorisede come progetto di vita, organizzato da tempo. Io ho studiato per laurearmi in magistrale, poi dopo un anno da freelance sono rientrato. Tutta un'altra questione, invece, è quando si tratta di una scelta obbligata: doversi trasferire soltanto perché conviene per punteggio e non avere la contezza, fino all'ultimo momento, se si sarà chiamati o meno".
In attesa delle graduatorie: "Da un giorno all'altro rischio di trasferirmi"
Non appena sarà resa nota la graduatoria delle supplenze provinciali, Paolo potrà trasferirsi immediatamente verso nord qualora fosse chiamato a lavorare lì. "Si tratta di fine agosto, inizio settembre, quando va bene. A quel punto devo fare i bagagli e salire sul primo treno. Non conosco la città e non conosco nessuno che ci abiti. Se mi chiamassero davvero a lavorare lì dovrei prenotare qualche notte in albergo o, comunque, una sistemazione temporanea prima di trovare quella definitiva, per iniziare intanto a svolgere le prime ore di lavoro".
Allora perché fare domanda per una città così lontana? "Per opportunità. Confrontando i vari bollettini, a Pordenone avrei avuto maggiori possibilità di insegnare la mia materia. C'erano più posti, almeno negli anni scorsi. Più posti vuol dire più possibilità di essere chiamati a lavorare. Di guadagnare. Di vivere dignitosamente con un'entrata fissa, riuscendo ad arrivare a fine mese", spiega. "Ma non è una strategia così fuori dal comune – aggiunge – Ho colleghi che hanno fatto domanda per la provincia di Parma e altri ancora per il Piemonte dove, dati alla mano, ci sono più possibilità di essere chiamati. Il problema è che resta una possibilità. E che per avere risposte certe occorre aspettare ancora un po'".
La decisione di dedicarsi alla formazione
"Quando ho capito che era il caso di guardare alla formazione come possibile nuova professione? Tre o quattro anni fa, avevo compiuto trent'anni da poco. Il mio lavoro da libero professionista mi dava gioie, mi aveva introdotto in una buona rete di contatti. E continuo a lavorare, quando mi capita, nel mio primo ambito di riferimento. Ma non riesco a viverci. Quella da freelance è una modalità che non regge per me adesso", spiega ancora.
"Fino a qualche anno fa i concorsi erano a scorrimento, da un parte era più semplice avere accesso al lavoro: prima o poi si arrivava nelle scuole, bisognava attendere. Ora le modalità sono cambiate e le persone che fanno domanda sono aumentate ovunque". Proprio per quello l'ultima spiaggia per Paolo è provare nelle province meno battute. "Se trasferirmi così lontano da casa vuol dire avere migliori prospettive di vita, sono disposto a farlo. Ma non possiamo dire che questa sia, per me come per tanti altri colleghi e colleghe, una scelta fatta a cuor leggero".