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13 Gennaio 2022
11:19

Da Cosenza la controversa storia di Jessica e Simone, “pericolosi” incensurati difensori di diritti umani

Jessica Cosenza, 25 anni, e Simone Guglielmelli, 26, entrambi incensurati e sindacalisti di Usb Cosenza, vengono convocati nella Questura di Cosenza, sezione anticrimine, c’è una notifica che li riguarda. Il questore ha richiesto per loro la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
A cura di Francesca Lagatta
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Simone Guglielmelli e Jessica Cosenza
Simone Guglielmelli e Jessica Cosenza

È il 13 dicembre scorso. Jessica Cosenza, 25 anni, e Simone Guglielmelli, 26, entrambi incensurati e sindacalisti di Usb Cosenza, vengono convocati nella Questura di Cosenza, sezione anticrimine, c'è una notifica che li riguarda. Il questore ha richiesto per loro la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura passata al vaglio del Tribunale del Riesame di Catanzaro. I due giovani ne prendono atto e incassano il colpo come vecchi pugili sul ring. Nell'arco degli anni hanno collezionato una serie di denunce, molte delle quali già archiviate dai pm, e tutte collegate alla loro attività sociale, sempre a difesa degli ultimi, degli emarginati, di coloro a cui la politica e lo Stato hanno calpestato diritti e dignità. L'ultima grande manifestazione che li ha visti protagonisti è quella del febbraio di un anno fa, durante la quale, armati soltanto di rabbia e megafono, sono scesi in piazza e hanno urlato i nomi e cognomi di coloro che avrebbero ridotto la città bruzia e la Calabria in condizioni da quarto mondo. E' proprio quella, secondo loro, che ha spinto la questura locale a chiedere per loro misure cautelari a tutela della società civile. Ma la società civile, quella dovrebbe essere tutelata da Jessica e Simone, di contro, si è schierata a loro favore.

Pioggia di solidarietà

La notizia ha fatto ben presto il giro della rete e su Jessica e Simone è piovuta una valanga di solidarietà. Per lo la loro vicenda si sono mobilitati comuni cittadini, associazioni e politici di ogni fazione. Anna Laura Orrico, deputata calabrese dei 5 Stelle, ha inoltrato una interrogazione parlamentare al Ministro Luciana Lamorgese. Si è attivato persino Michele Rech, il geniale Zerocalcare della serie animata "Strappare lungo i bordi", con una vignetta a loro dedicata. Tra coloro che reputano del tutto spropositata la proposta della questura, ci sono anche i docenti Dispes dell'Unical.

Perché la sorveglianza speciale?

Chi sono davvero Jessica Cosenza e Simone Guglielmelli? La richiesta nei loro confronti è per «contenere il loro carattere eversivo e ribelle» e prevenire future azioni eclatanti da parte di due soggetti che più volte avrebbero messo a segno condotte delinquenziali. Il condizionale è d'obbligo, perché, come abbiamo già detto, Jessica e Simone sono stati denunciati più volte, ed esclusivamente per fatti legati alla loro attivismo sociale, ma al momento nessun giudice li ha condannati. Contrariamente, diversi pm che hanno indagato sulle loro condotte, hanno chiesto e ottenuto l'archiviazione delle loro posizioni giudiziarie.

Democrazia a rischio?

Jessica, che oltre alla molteplici attività sociali, svolge due lavori. Ed anche lì ci mette il cuore. «Sostengo le donne vittima di violenza – dice a Fanpage -. Ho il telefono sempre attivo, anche di notte». Jessica è operatrice di accoglienza al centro Roberta Lanzino di Cosenza, ascolta, conforta e accompagna le donne che decidono di denunciare nel loro lungo e difficile percorso verso la libertà. Simone, invece, si spacca la schiena sui libri e di violenza non vuole nemmeno sentirne nemmeno parlare. Quando gli chiediamo se è il soggetto pericoloso di cui parla la questura scoppia in una fragorosa risata. «Mi sembra tutto così assurdo», ci dice. Sono tranquilli, agli attacchi sono ormai abituati, anche perché quando scendi in piazza a gridare i nomi dei potenti alla fine c'è da aspettarselo. Ma stavolta è diverso. «Non siamo preoccupati per noi stessi – affermano – ma per la pericolosa deriva della democrazia cittadina. Fino a che punto ci si può spingere nella difesa dei diritti? Chissà quante altre persone, dopo la nostra vicenda, desisteranno dall'esprimere la propria opinione o dal raccontare la verità ad alta voce. Questo sì, che è pericoloso, soprattutto perché siamo in Calabria». Delle loro sorto deciderà il Riesame, probabilmente a febbraio. «Non siamo molto fiduciosi – continuano – a questo punto ci aspettiamo di tutto». Ma la loro battaglia non si arresta: «Continueremo a difendere Cosenza e i cosentini, come abbiamo sempre fatto». Cioè, senza armi, ma con la rabbia dei vent'anni di chi non si rassegna a un mondo che non è ancora uguale per tutti.

Che sta succedendo a Cosenza?

La vicenda appena raccontata non è l'unica che ultimamente disturba il sonno dei cosentini. Proprio nelle scorse ore, è stata notificata una pioggia di multe ai partecipanti del "No Draghi day", manifestazione regolarmente autorizzata del 4 dicembre scorso in piazza Kennedy. L'avviso parla di violazione delle misure di distanziamento, mentre la confederazione Usb, Cobas e Fgc, che ne hanno dato notizia, ci vedono una sorta di persecuzione da parte della Questura verso l’attivismo sociale. Tale affermazione sarebbe suffragata da un altro recente episodio, avvenuto sempre a Cosenza. Francesco Azzinaro, attivista del comitato "Prendocasa", è stato attinto dalla medesima misura della sorveglianza speciale, questa già convalidata dal Riesame, dopo una pacifica passeggiata nel centro storico della città che ha squarciato il silenzio sullo stato impietoso di abitazioni e palazzi, che si stanno letteralmente sgretolando sotto gli occhi di tutti. L'attivista ha presentato ricorso in Corte di Cassazione ed è in attesa della sentenza.

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