Un locale a Cuneo senza limitazioni di orario, con certificazioni rilasciate dagli enti preposti su distanziamento, dispositivi di protezione e protocolli in materia di prevenzione. Per entrare, una sola condizione: il vaccino contro il Covid-19, con tanto di certificato relativo e configurato tramite App e QRcode scansionabile all'ingresso. Questa è l'idea del titolare e  fondatore della Birrovia della Vecchia Stazione Gesso. A Fanpage.it, Michele Trapani racconta quella che definisce una "provocazione".

Ha definito quest'idea una provocazione, perché?

Perché nasce da un profondo senso di disperazione. Sono stato privato di un mio diritto fondamentale: il diritto al lavoro. Il tutto è inquadrabile ovviamente in una situazione di emergenza che ho compreso e rispettato. Durante l'estate la mia birreria è stata una delle poche a lavorare secondo un certo criterio, mantenendo scrupolosamente le distanze e i requisiti anti-Covid, ma lo avrei continuato a fare pur di lavorare. Sto provando a sopravvivere con un cambiamento del servizio del mio locale, ma ormai la situazione è diventata insostenibile. In una delle mie notti insonni ho pensato che se per lavorare devo garantire il vaccino e con esso un certo criterio, lo farei subito. Da qui la mia idea che ha attirato sostegno ma anche molto odio online.

Perché?

La gente ritiene che io stia limitando la libertà del pubblico. In realtà questi sono criteri che stanno imponendo anche le compagnie aeree, per esempio, e con il tempo anche i locali pubblici vorranno imporli pur di riprendere le attività. Adesso ho paura per il mio locale, temo ritorsioni.

Pensa che si possa arrivare a questo punto?

Ho ricevuto messaggi spaventosi, ci sarebbe motivo di essere preoccupati.

Eppure questo progetto  sarebbe realizzabile sul lungo periodo, di certo non domani

Esatto. Ora i vaccinati sono al 5%. Tra qualche mese la percentuale sarà aumentata: davvero chi ha fatto il vaccino vorrà continuare a vedere la propria libertà limitata in questo modo ancora per molto? Se esiste un locale che garantisce le attività in sicurezza, è giusto poterci andare. Io vorrei gestire un locale del genere pur di poter lavorare.

Se presumibilmente il sentire comune è questo, come mai ha ricevuto tanti insulti?

Non so spiegarmelo del tutto: so che mi hanno detto di tutto, ma la mia provocazione non vuol dire che impongo una restrizione per il mio gusto personale di farlo. La impongo per garantirmi una clientela che voglia ricominciare la sua vita in sicurezza e per riprendermi quello che mi spetta: il diritto a svolgere onestamente il mio lavoro come ho sempre fatto.

Ha ricevuto sostegno dalle istituzioni locali?

Sì, un assessore mi ha chiamato per sapere della mia idea e ha espresso il suo appoggio. Anche una fetta del pubblico online però mi ha espresso la sua vicinanza, devo essere sincero. Non è tutto nero. Speravo di aprire un dibattito, non una guerriglia che fa sinceramente paura.