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Cristina Pugliese trovata morta nella doccia, la Procura chiede archiviazione: “Nessun segno di colluttazione”

La Procura di Verona chiede l’archiviazione per la morte della 27enne Cristina Pugliese e chiudere l’inchiesta per omicidio volontario. La famiglia è pronta a opporsi.
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Cristina Pugliese
Cristina Pugliese

La Procura di Verona ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta sulla morte di Cristina Pugliese, la 27enne trovata senza vita nel bagno della sua casa di Caldiero con il tubo della doccia al collo. Secondo la la sostituta procuratrice Elisabetta Labate non sarebbero emersi segni di colluttazione o di difesa, e l'autopsia non ha chiarito in maniera definitiva se la morte sia stata determinata da strangolamento, da un incidente, o da un gesto volontario.

Proprio l'assenza di elementi che farebbero pensare in maniera chiara a un'intervento di terzi nella morte avrebbe determinato la richiesta della Procura, come ricostruisce l'Arena di Verona. Al momento, nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontari risulta solo il nome del compagno 41enne di Cristina, Marco Cristofori. La giovane è stata trovata senza vita il primo dicembre 2024 e durante l'anno di indagini, gli inquirenti avevano notato una serie di incongruenze nel racconto del compagno e in quello di alcuni conoscenti, decidendo qui di approfondirne la posizione.

A scoprire il corpo fu un amico, un 30enne marocchino, che era stato invitato a casa proprio dal 41enne. Una volta nell’abitazione, il giovane marocchino avrebbe chiesto di usare il bagno, accorgendosi però che la porta era chiusa. Recuperata la chiave, ha fatto la sconvolgente scoperta. È stato poi il 41enne a chiamare i soccorsi. Come poi è emerso dagli accertamenti, la giovane era morta già da 23 ore.

Familiari e amici hanno subito escluso l'ipotesi del suicidio, così come i colleghi di lavoro. Per questo i familiari della 27enne, assistiti dagli avvocati Davide Osti, Sabrina Felicioni e Riccardo Todesco, hanno fatto sapere che faranno opposizione. "Abbiamo rilevato varie incongruenze e contraddizioni, ma ci riserviamo di leggere tutti gli atti prima di fare valutazioni. Di certo la famiglia è molto perplessa", ha detto Osti al quotidiano veronese.

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