Le zone rosse funzionano, le gialle no e lo possiamo vedere dal Veneto, dove i contagi sono in aumento. Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova, intervenuto in diretta nella trasmissione Radio Anch'io su Rai Radio1 condotto da Giorgio Zanchin, ha parlato delle misure che hanno portato a inizio novembre a dividere l’Italia in diversi colori e dei risultati ottenuti. “Se c'è una lezione che si può imparare dall'esperienza dell'ultimo mese, è che le zone rosse in qualche modo funzionano, mentre le zone gialle non funzionano e il Veneto è un esempio. Comunque rimane sempre la problematica di cosa fare una volta che la zona rossa ha permesso di abbassare i casi”, ha spiegato Crisanti. Rispetto all'ipotesi che il Governo starebbe vagliando una stretta sulle misure per le feste, con la possibilità che tutta Italia venga riportata in zona rossa, all'Adnkronos Salute il virologo ha aggiunto che se l'Italia arriva al Natale e al Capodanno in giallo "è un problema". Guardando alle immagini delle folle immortalate in diverse città, il virologo lo definisce un fenomeno per certi versi "comprensibile. La gente è stressata e c'è il problema che quando non vede risultati significativi finisce col dire: ‘Qualsiasi cosa facciamo non cambia nulla. Tanto vale…'",

Il professore ha parlato anche di cosa sta succedendo all’estero, in particolare ha commentato la decisione della Germania di introdurre un lockdown di un mese. "La Germania ha fatto un investimento gigantesco di contact tracing e ora tutti hanno capito che non è sufficiente per questo tipo virus e quindi – ha spiegato Crisanti – bisogna fare strategie diverse. Io sono stupefatto che si spendono miliardi e miliardi in consumi e non si riesca a fare un investimento per portare l'Italia fuori da questa situazione. Ci sono esempi tra cui Corea, Giappone, Taiwan, Nuova Zelanda, Australia… la fila è lunga e queste non sono dittature. Taiwan, per esempio, ha combinato un'azione di contact tracing ‘manuale' implementato con strumenti informatici potenti che permettono di identificare la rete di contatti e una capacita di test molecolari senza precedenti. Noi, invece, ci siano affidati a test rapidi che non hanno la sensibilità giusta per questo obiettivo”. In Italia, secondo Andrea Crisanti, è mancato un investimento importante per creare una rete di sorveglianza nazionale per appianare le differenze tra le Regioni e che fosse in grado di interrompere le catene di contagio quando i casi erano pochi.