Fra chi si prende cura delle galline allevate da queste parti, c’è anche Antonio. “Sono cresciuto in campagna –racconta-. Mi piacciono un casino: qui ogni giorno gli diamo il mangime, l’acqua. Tutto”. Antonio è uno dei 28 ospiti del centro socio-occupazionale La Tartaruga, nelle campagne bolognesi. Precisamente a Toscanella di Dozza. Si tratta di un centro diurno per persone con fragilità cognitive, di età compresa fra i 20 e i 45 anni, gestito dalla cooperativa sociale Seacoop di Imola, in collaborazione coi servizi sociali dello stesso comune. C’è il laboratorio di artigianato in legno, in ceramica, c’è un orto, una serra e soprattutto, dal 2016, c’è anche un pollaio sociale.

“Gli ospiti si prendono cura degli animali in tutto e alla fine si occupano anche di sistemare le uova ed etichettare le confezioni” spiega Franco Zanella, coordinatore del centro. Le uova prodotte, infatti, finiscono poi direttamente nelle cucine di chi ha deciso di sostenere questo progetto di integrazione sociale (unico nel suo genere, per ora) adottando una gallina. Proprio così: i 70 esemplari allevati vicino Imola hanno tutti dei “genitori” che nei paesi vicini hanno deciso di contribuire all'iniziativa. Il contributo richiesto è di 95 euro all’anno. In cambio ci si assicura così circa 250 uova per dodici mesi. Uova fresche, a chilometro zero e utili anche alle relazioni che gli ospiti del centro riescono così ad intrattenere coi clienti. “In questo modo ci sentiamo parte del contesto sociale” continua Zanella.

Nel centro, dove dopo le prime 35 ovaiole rosse si sono aggiunte dallo scorso maggio altre 35 galline livornesi di colore bianco, gli animali vengono allevati e curati con tantissima attenzione e amore da parte degli ospiti. E c’è persino un’altalena per farle divertire. “Ma non ci vanno, sono pigre” spiega Alice, una delle ragazze seguite dalla cooperativa e fra le più attive nella gestione del pollaio.

Le galline presenti, inoltre, vengono nutrite con mangimi non trattati o anche con i prodotti della terra raccolti nell’orto di fianco. Ma anche coccolate e, quando non producono più le loro uova, ci si assicura che non finiscano al macello ma in un posto sicuro. Insomma, l’attenzione qui è massima, anche per quanto riguarda i dettagli, con le giornate scandite da ritmi di lavoro ben precisi: c’è chi si occupa della pulizia, chi del mangime, chi porta acqua negli abbeveratoi, chi raccoglie le uova, chi le confeziona e chi gestisce le relazioni con chi ha adottato la sua gallina.

Proprio il rapporto con gli esterni rispetto al centro è uno dei valori aggiunti di questo progetto. Ma non l’unico. “Da una parte ci sono i benefici legati alla cura dell’animale, dall’altra le relazioni che si creano coi cittadini che così ci conoscono e la soddisfazione del lavoro fatto” aggiunge il coordinatore de La Tartaruga. Tutto questo aiuta di certo l’autostima degli ospiti del centro e li gratifica dei propri sforzi. “Ci piacerebbe esportare il progetto anche altrove -è l'appello finale di Zanella-: associazioni e altre realtà interessate ci contattino pure”.