Cosa succede quando il Papa è in ospedale: chi governa il Vaticano durante il ricovero di Leone XIV
Papa Leone XIV sarà ricoverato martedì 13 ottobre al Policlinico Gemelli di Roma per sottoporsi a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo al polmone, individuato durante alcuni controlli medici di routine. È stato lo stesso Pontefice ad annunciarlo domenica, spiegando che il nodulo è stato individuato in una fase molto iniziale ed è ben localizzato. La degenza postoperatoria dovrebbe durare circa una settimana. Nel frattempo, il ricovero ha già comportato alcune modifiche all'agenda papale: mercoledì sarà il cardinale Luis Antonio Tagle a presiedere la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, al termine dell'incontro internazionale per i dieci anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia.
Ma cosa succede alla guida della Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano quando il Papa è in ospedale? Il ricovero non sospende il pontificato e non trasferisce automaticamente i suoi poteri a un'altra autorità. Anche durante un intervento chirurgico o una degenza prolungata, il Pontefice resta in carica e conserva le proprie prerogative, pur potendo affidare ad altri singoli impegni e attività.
Chi prende il posto del Papa durante gli impegni ufficiali
Quando il Pontefice non può partecipare a un appuntamento, alcune funzioni possono essere affidate a cardinali o ad altri rappresentanti della Chiesa. È quanto accade con la celebrazione di mercoledì in San Pietro, che sarà presieduta da Tagle al posto di Leone XIV.
Si tratta, però, di sostituzioni legate a singoli impegni, non di un passaggio generale dei poteri. Il Papa può affidare compiti specifici ai suoi collaboratori, mentre le attività che richiedono la sua presenza possono essere rinviate o svolte da altri quando previsto. La portata delle deleghe dipende dalle competenze attribuite e dalle condizioni stabilite: non basta che il Pontefice sia impossibilitato a partecipare agli appuntamenti pubblici perché qualcun altro ne assuma tutte le prerogative.
Da Giovanni Paolo II a Francesco: i precedenti dei ricoveri
La storia recente della Chiesa offre diversi esempi di Papi rimasti in carica durante ricoveri e interventi chirurgici. Il caso più noto è quello di Giovanni Paolo II, portato al Policlinico Gemelli dopo l'attentato del 13 maggio 1981. Wojtyla fu sottoposto a un delicato intervento e tornò più volte nella stessa struttura negli anni successivi, anche a causa del progressivo peggioramento delle sue condizioni fisiche.
Un altro precedente riguarda Benedetto XVI, ricoverato il 17 luglio 2009 all'ospedale regionale Umberto Parini di Aosta. Il Pontefice era caduto nella residenza estiva di Les Combes e aveva riportato una frattura scomposta del polso destro, che richiese un intervento chirurgico.
Anche Papa Francesco affrontò diversi ricoveri durante il suo pontificato. Nel luglio 2021 fu operato al colon al Gemelli, mentre nel 2025 trascorse un lungo periodo in ospedale per una polmonite bilaterale. In nessuno di questi casi il ricovero determinò, di per sé, una sospensione del pontificato o un trasferimento complessivo dei poteri.
Che cosa fa il camerlengo se il Papa è malato
Tra le figure che possono essere chiamate in causa quando si parla della gestione della Santa Sede c'è il camerlengo. Il suo ruolo, tuttavia, non consiste nel sostituire il Papa durante una malattia.
Le sue funzioni riguardano soprattutto l'amministrazione dei beni temporali della Santa Sede e gli adempimenti previsti quando la sede pontificia diventa vacante. Non è quindi una sorta di vice-Pontefice che assume automaticamente il governo della Chiesa se il Papa viene ricoverato o non è in grado di svolgere alcuni impegni.
Un precedente storico aiuta a comprendere la differenza tra una delega specifica e un trasferimento di poteri. In vista del viaggio apostolico in Polonia del 2-10 giugno 1979, Giovanni Paolo II affidò al cardinale Paolo Bertoli alcune facoltà per far fronte a eventuali necessità durante la propria assenza. Si trattava di competenze circoscritte, non di una delega generale dell'ufficio pontificio.
Il principio, anche nel caso di Leone XIV, resta dunque quello della continuità del pontificato. Il ricovero può comportare una riduzione degli impegni pubblici e la necessità di affidare determinate attività ad altri, ma non cambia automaticamente chi è a capo della Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano.