"Sento dire che andrà tutto bene. Ma come può andare tutto bene se continuiamo ogni giorno a uscire per fare la spesa, per fare benzina o per andare a correre?" È virale il video-sfogo di Gianfilippo Bancheri, Sindaco di Delia (Caltanissetta). Parole dure e necessarie verso chi non sta rispettando le regole del decreto che, in questi giorni, prova a contrastare il contagio da Coronavirus, limitandone gli effetti per evitare che il sistema sanitario collassi ancor di più.

Il suo invito davanti alla camera, seguito da commenti di approvazione, è ad uno sforzo necessario che tutta la cittadinanza deve fare, con pazienza e rigore, per tutelare la salute di ognuno. Peccato che il finale del video pubblicato sulla pagina del Sindaco sia poco felice… rovinando, con un amaro in bocca, un contenuto di per sé giustissimo.

"Per fare il cartellone con la scritta ‘Andrà tutto bene' le persone chiamano cugini, zii, parenti, perché il cartellone deve essere bello. Quello è contagio! Qualcuno evidentemente non riesce ancora a collegare il cervello. E non perché è lento, ma perché è ritardato".

Ed eccoci qua, al "solito" malcostume difficile da estirpare dalla nostra dis-educazione: utilizzare un termine riferito alla disabilità, in questo caso "ritardato" (disabilità cognitiva) come sinonimo di "stupido". Un'offesa che, seppur indirettamente, colpisce prima di tutto le persone con disabilità che non sono stupide, o almeno non necessariamente (come tutte le persone, d'altronde, buone/cattive, belle/brutte, intelligenti/stupide).

Le parole sono importanti perché creano cultura, compreso quella "alla disabilità" (e quindi all'inclusione e all'integrazione). Per far capire il danno di certi modi di dire superficiali e spesso inconsapevoli: non crediamo che il Sindaco di Delia sarebbe felice se qualcuno, a un cretino che non rispetta le leggi, venisse detto "Sei proprio un Gianfilippo Bancheri!"… e avrebbe, giustamente, ragione ad offendersi.

Fortunatamente, qualcuno, ha fatto notare la questione al Sindaco che, preso dal condividere articoli dove parlano del suo video virale, ha trovato il tempo di registrarne un secondo per chiedere scusa:

“Mi scuso se qualcuno ha decifrato male la parola ‘ritardato’, non era l’intento mio quello di toccare chi ha una disabilità. Il mio discorso era contestualizzato a chi ritardava nel capire le cose, però mi scuso se qualcuno si è offeso di questa mia espressione infelice.”

Che quello di offendere le persone con disabilità non fosse l’intento del discorso del Sindaco è chiaro a tutti. Ed è proprio questa la pericolosità di un’abitudine che dobbiamo contrastare ogni giorno: eliminare la superficialità nel dire (e nello scusare) certi termini, sapendo che alimentano una visione distorta della diversità. Perché se “chi arriva tardi” è un “ritardato” (spiegazione un po’ forzata, dato che si dice “ritardatario”), automaticamente tutti i “ritardati” certificati saranno percepiti o si percepiranno come sbagliati.

Non è questione di permalosità soggettiva, è questione di lessico. Le parole, dicevamo, sono importanti. Possibile che ci si debba sempre arrampicare su spiegazioni stirate, e non si sappia più dire: “Scusate, ammetto di avere semplicemente detto una sciocchezza”? Sarebbe senz’altro più apprezzabile, perché questa sarebbe la vera conquista.

Ricordiamoci dunque di esprimerci con rispetto se vogliamo chiedere civiltà. E in questo momento così critico, l'impegno, deve venire da parte di ognuno. Cittadini e Istituzioni.