Condannato per una truffa da 4 miliardi, incontra il Papa poi va a piedi da Roma a Parigi

A cura di D. F.
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Jérôme Kerviel deve restituire oltre 4 miliardi di euro alla Société Générale. Dopo essere stato condannato ha incontrato Papa Francesco poi è partito, come espiazione delle sue colpe, per un viaggio a piedi da Roma a Parigi.

Un antico adagio popolare recita che "chi non ha buona testa ha buone gambe". Deve conoscerlo anche Jérôme Kerviel, 37enne ex trader della Société Générale. Ovvero, un uomo dell'alta finanza condannato nel 2012 a 5 anni di carcere e a pagare la bellezza di 4,9 miliardi di euro di danni alla banca: l'ammontare esatto delle perdite provocate con una serie di scommesse folli sui derivati, prendendo posizioni sugli indici delle Borse europee fino a 50 miliardi di euro. Ebbene, dopo averla fatta grossa (è proprio il caso di dirlo), Jérôme lo scorso 19 febbraio ha incontrato Papa Francesco a Roma. Il Pontefice lo ha accolto in udienza privata, gli ha sussurrato poche parole, poi lo ha salutato. Qualche giorno dopo, sempre da Roma, il rampante Jerome è partito alla volta di Parigi. A piedi, come a voler espiare fino in fondo le sue colpe: dovrà coprire circa 1.400 chilometri, distribuendoseli in una trentina al giorno.

Jérôme Kerviel aveva prima scritto una lettera a Papa Francesco: "Caro Santo Padre, sono l’uomo più indebitato dell’umanità, perché sulle mie spalle pesa una condanna giudiziaria iniqua di 4.915.610.154 euro". La missiva reca la data del 7 febbraio e l'uomo racconta tutta la sua storia, ammettendo di aver fatto il trader finanziario per anni senza alcuna morale. Racconta al Corriere: "Ho scritto al Papa che aveva denunciato la tirannia dei mercati finanziari e l’ingiustizia, perché dopo 6 anni di battaglie legali ero esausto e senza speranza, privo di alternative. Ma dopo aver parlato con il Pontefice è successo qualcosa dentro di me. Mi ha dato la forza per mettermi in cammino, e riprendermi la mia vita", spiega. Poi prosegue, raccontando il dolore fisico e la fatica che ogni giorno ha scelto di sopportare, abbinati tuttavia a un benessere mentale che raramente aveva vissuto prima, quando era un uomo ricco e spregiudicato.

Oggi Jerome non ha più nulla in tasca. Ha scritto un libro di memorie i cui ricavi sono serviti a pagare le spese legali: "Cammino con 200 euro in tasca, e ho un budget di 30-40 euro al giorno": ovvero il minimo necessario per mangiare e dormire.

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