Ennesimo duro colpo delle forze dell'ordine alla cosca di ‘ndrangheta Cerra-Torcasio-Gualtieri, gruppo criminale che opera tra Lamezia Terme, San Luca e Nicastro, in provincia di Catanzaro. I carabinieri di Catanzaro e di Lamezia Terme hanno eseguito nelle scorse ore 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone ritenute affiliate o comunque contigue al gruppo criminale che da anni detta legge in zona. Sono i risultati dell'operazione Crisalide 3, l'inchiesta condotta dai militari dell'arma e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. L'organizzazione criminale è accusata di traffico di stupefacenti ma anche di una aggressiva e violenta attività estorsiva nei confronti di commercianti e imprenditori della zona che erano continuamente vessati e costretti a pagare il pizzo.

Una "cosca agguerrita", come l'hanno definita investigatori e magistrati, che nemmeno i duri colpi dei mesi passati erano riusciti a smantellare completamente. Questa infatti è la terza inchiesta che va a colpire la cosca come si intuisce anche dal nome dell'operazione. La prima inchiesta del 2017 aveva decapitato i vertici della cosca, con 52 arresti, le successive indagini, nel 2018, avevano portato ad altri 11 arresti. Non è un caso che a 16 persone il provvedimento è stato notificato in carcere perché già detenuti per altre vicende.  La cosca è una di quelle di "seria A, capace di interfacciarsi, negli anni passati, con i clan di San Luca per cogestire il traffico di droga e anche per scambiarsi i killer" ha ricordato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri

"La cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, nonostante diversi arresti subiti al vertice, ha perpetuato un controllo illecito del territorio. Sono sopraggiunte nuove leve, impiegate in una massiccia attività estorsiva e intimidatoria", ha spiegato infatti Vincenzo Capomolla procuratore distrettuale della Dda di Catanzaro per l'area tirrenica. La cosca non disdegnava l'uso di minorenni, incaricati di acquistare giochi pirotecnici per poi usare la polvere da sparo nella confezione di ordigni contro i commercianti e imprenditori che non pagavano il pizzo. Fondamentale per l'inchiesta e gli arresti di oggi è stato proprio il contributo delle vittime che hanno denunciato. "Il contributo fattivo delle parti offese dimostra che a Lamezia si può fare impresa in maniera libera e senza l'oppressione che per anni ha caratterizzato buona parte della città nell'esercizio dell'attività economica" hanno sottolineato gli inquirenti.