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Omicidio Chiara Gualzetti a Monteveglio
29 Luglio 2021
20:17

Chiara Gualzetti avrebbe compiuto oggi 16 anni, i genitori: “La sua casa alle donne maltrattate”

Si chiama “L’arco di Chiara” l’associazione fondata in memoria di Chiara Gualzetti, la ragazzina di Monteveglio uccisa il 27 giugno scorso da un coetaneo. Oggi, nel giorno in cui Chiara avrebbe compiuto 16 anni, i genitori hanno annunciato che la loro casa diventerà un luogo per donne vittime di violenza.
A cura di Susanna Picone
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Omicidio Chiara Gualzetti a Monteveglio

La casa in cui viveva Chiara Gualzetti, la studentessa uccisa a Monteveglio (Bologna) il 27 giugno scorso e che oggi avrebbe compiuto 16 anni, diventerà un luogo per aiutare le donne vittime di violenza. È quanto hanno deciso i genitori di Chiara, che hanno anche annunciato la nascita di una associazione impegnata nella sensibilizzazione contro il bullismo. "Ormai questa casa non ha più senso. Era per Chiara. Era progettata per lei. Ora dobbiamo sistemarla e in futuro pensiamo di rivolgerci a qualcuno in modo da aiutare le donne in difficoltà", ha detto Giusi, la mamma della ragazza. Per l'omicidio premeditato di Chiara Gualzetti è stato arrestato un coetaneo, un ragazzo che lei considerava un amico.

L’associazione nata in memoria dell’adolescente uccisa a Monteveglio si chiama “L’arco di Chiara”. Il simbolo stilizzato, logo della nuova realtà fondata da genitori e amici amici, ritrae il tiro con l'arco, grande passione della ragazza. Nel parco dell'Abbazia, poco distante da dove Chiara è stata uccisa, il sindaco Daniele Ruscigno, mamma Giusi e papà Vincenzo hanno presentato i progetti che verranno organizzati proprio per i giovani grazie al contributo della comunità e di tante iniziative. Ha parlato di questi progetti anche Martina, un’amica di Chiara e ideatrice dell’associazione: “Il nostro obiettivo – ha spiegato – è collaborare con le scuole e con i ragazzi delle medie e delle superiori. Abbiamo già raccolto la disponibilità, come volontari, di insegnanti e anche amici di Chiara. Vorremmo trattare i temi del bullismo e del cyberbullismo di cui Chiara era vittima, lo vorremmo fare coinvolgendo anche le famiglie. Spesso i genitori non sono al corrente del comportamento dei figli, con loro vorremmo parlare anche dell'uso dei videogiochi, degli smartphone e dei social network”. La mamma di Chiara ha aggiunto che la figlia aveva avuto dei problemi che avevano cercato di affrontare, “ma c'è bisogno di aiuto". “Come mamma – ha detto ancora – mi rendo conto che un aiuto è utile anche perché, alcuni episodi che accadono ai ragazzini, lasciano segni profondi".

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