Chi è Frank Albanese, il boss di ‘ndrangheta negli USA: il piano con Messina Denaro e le minacce a Gratteri

Che la ‘ndrangheta non sia solo il "cancro" d'Italia ma anche di altri Stati europei ed extraeuropei ormai lo sapevamo da un po'. Come dimenticare la strage di Duisburg in Germania nel 2007 e la sentenza del processo "Crimine" del 2012 che parlava di "proiezione internazionale" della ‘ndrangheta calabrese. Ora però l'operazione "Risiko" dei carabinieri del Ros, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha svelato come agisce oggi negli Stati Uniti e in Canada la locale di ‘ndrangheta di Siderno (Reggio Calabria) o, come l'ha definita la magistratura canadese, la "Siderno Group of organized Crime" presente sul territorio del Nord America già dagli anni '70. Nel mirino delle indagini c'è la cosca Commisso con il quartier generale appunto a Siderno, ma con affiliati anche oltre oceano. Una famiglia già da tempo nel mirino dell'antimafia.
A capo della "Società di Siderno" c'era Antonio Commisso, morto lo scorso 18 settembre. Il ruolo centrale della cosca negli Stati Uniti è affidato a Frank Albanese, originario della Calabria ma nativo e residente a Albany, nello Stato di New York. E ora in carcere a seguito dell'operazione "Risiko". Lui è il cugino di un Commisso, quindi un ramo importante della cosca di ‘ndrangheta. Gli inquirenti di questa ultima operazione lo hanno definito il boss con un "ruolo di raccordo tra la ‘Ndrangheta di New York, quella canadese e la ‘Locale madre' di Siderno, garantendo un costante collegamento tra la casa madre calabrese e le sue proiezioni internazionali; in particolare, gestiva lo scambio informativo tra i componenti apicali e gli associati".
Insomma non uno qualunque tanto che l'operazione antimafia ha svelato che Frank Albanese aveva pianificato di incontrare il boss di cosa nostra e super latitante Matteo Messina Denaro: l'incontro non ci fu ma questo ha dimostrato come Albanese "avesse un ruolo di raccordo anche tra la ‘ndrangheta e cosa nostra", anche quest'ultima radicata da tempo a New York. Frank Albanese come svolgeva la sua funzione di referente della Società di Siderno negli USA?
Le intercettazioni dei carabinieri hanno scoperto come nella città americana il boss fosse riuscito a organizzare una raccolta di denaro, "allo scopo di contribuire, tra l’altro, alle spese legali sostenute dagli affiliati, secondo le regole della mutua assistenza associativa". Soldi che permettono all'organizzazione criminale di pagare le spese legali e di mantenere moglie e figli dei boss in carcere. Ma non solo in America: i suoi viaggi a Siderno erano frequenti e in uno di questi si era rivolto al boss Commisso dicendo che era pronto a tornare in Calabria qualora ce ne fosse stata necessità. Nel dettaglio aveva detto: "Certe volte una famiglia ha bisogno di un cavallo … avete capito! Io gli ho detto che in qualunque cosa, se la presenza mia può aiutare la situazione, io sono il primo che prendo la valigia e parto". Il suo ritorno però non venne giudicato necessario dalla famiglia Commisso.
Nelle sue conversazioni inoltre Frank Albanese non mancava di esprimere la sua ostilità nei confronti della magistratura e delle forze di polizia, sia italiane che statunitensi: soprattutto perché sua moglie Tina Muia' gli aveva raccontato che l’FBI aveva tentato di reclutare come informatore uno dei suoi fratelli, senza specificare quale, affinché potesse fornire informazioni sul marito e su loro figlio. Ma Frank Albanese aveva dato chiare informazioni alla sua famiglia: prima tra tutte aveva richiesto ai propri cari di vendicarlo, qualora fosse stato ucciso negli USA.
Le minacce al procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri
Nelle conversazioni intercettate dai carabinieri si sente l'astio di Frank Albanese nei confronti dell'allora procuratore capo di Catanzaro, oggi di Napoli, Nicola Gratteri. Non solo astio ma anche timore perché definiva il procuratore il "peggiore", quindi molto temibile dalla ‘ndrangheta. La conversazione intercettata è quella del 28 agosto del 2024 alle 17.05 tra Frank Albanese e lo zio materno Frank Jr Archino. Quest'ultimo ha detto: "Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro. Sulla CNN ci stava. Anche molto bravo..". Frank Albanese ha risposto: "Il peggiore che abbiamo". E l'altro: "Si diceva che lui era peggio di Borsellino e Falcone". Albanese poi ha spiegato meglio chi è Gratteri: "Lui era a Locri, poi da lì è andato a Reggio, poi da Reggio è andato a Catanzaro". Frank Archino è da brividi, ha chiesto: "è ancora morto o vivo?". Albanese gli ha risposto: "No è ancora vivo…adesso…lo hanno mandato a Napoli". La minaccia è emersa dopo l'uscita di questa ultima operazione del Ros.
Il piano per incontrare l’ex latitante Matteo Messina Denaro
Non solo Nicola Gratteri al centro della conversazione intercettata tra nipote e zio nel 2024. Frank Albanese parlando in confidenza con Archino ha riferito che avrebbe dovuto incontrare di persona l’ex latitante Matteo Messina Denaro ma che poi tutto è sfumato con la cattura del capo di cosa nostra il 16 gennaio 2023 e la sua morte il 25 settembre successivo. Questa conversazione ha dimostrato come ancora una volta cosa nostra e ‘ndrangheta vadano a braccetto. Gli inquirenti hanno spiegato: "Va sottolineato che solo un personaggio di un certo rilievo mafioso aveva la possibilità di incontrare l’uomo di cosa nostra più ricercato d’Italia da decenni. E le finalità di questo incontro, sebbene non conosciute, possono intuirsi, data l’operatività di Frank negli Stati Uniti, base storica della mafia siciliana". Per gli inquirenti è tutto chiaro: Frank Albanese non solo era "l’anello di congiunzione" della ‘ndrangheta tra Calabria e Stati Uniti e Canada, ma anche tra ‘ndrangheta e cosa nostra.
Nella conversazione però svela solo che doveva incontrare Messina Denaro, senza fornire altri dettagli. Frank Albanese ha detto: "Dovevo vedermi con lui!". Tuttavia i legami tra le due organizzazioni criminali andavano avanti da tempo: in una sentenza di primo grado nel 2012 dopo un'operazione antimafia si legge che erano stati accertati "forti legami" tra Don Antonio Macrì (‘ndranghetista di Siderno) e con cosa nostra "essendo questo in buoni rapporti prima con Michele Navarra, negli anni ’50 capo dei corleonesi, e poi negli anni ’60 e ’70 con Luciano Liggio, periodo in cui aveva conosciuto sia Salvatore Riina che Bernardo Provenzano".