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14 Gennaio 2020
17:41

Cellulare e tumori, l’appello del malato: “Etichetta con la scritta ‘Nuoce gravemente alla salute'”

Roberto Romeo, dipendente Telecom Italia che si è battuto per la storica sentenza di oggi della Corte D’Appello di Torino dopo essersi ammalato di tumore per l’uso eccessivo del telefono cellulare, ha proposto che venga apposta sulla confezione un’etichetta: “Nuoce gravemente alla salute, a meno che non venga utilizzato correttamente”.
A cura di Davide Falcioni
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"Nuoce gravemente alla salute, a meno che non venga utilizzato correttamente". E' questa l'etichetta che Roberto Romeo, dipendente Telecom Italia affetto da un tumore al cervello, benigno ma invalidante, per uso prolungato del telefonino, vorrebbe apporre sulle confezioni dei cellulari. L'ha dichiarato, assistito dai suoi avvocati, commentando la sentenza della Corte d'Appello di Torino che ha confermato quella di primo grado con cui i giudici hanno condannato l'Inail a corrispondergli una rendita vitalizia da malattia professionale.

Secondo i giudici, infatti, è vero che l'uso prolungato del telefono cellulare può essere all'origine di tumori. A dimostrarlo è stato proprio Romero, dipendente Telecom che per ragioni professionali era costretto a trascorrere al telefono anche cinque ore al giorno. Quasi tre anni fa il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del Lavoro di Ivrea aveva riconosciuto un danno biologico permanente del 23%, condannando l’INAIL al pagamento di un’indennità mensile di circa 500 euro da versare all'uomo per tutta la sua vita. Ora la Corte d’Appello ha confermato che "esiste una legge scientifica di copertura che supporta l'affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici ‘più probabile che non'". A margine della sentenza Romeo ha commentato: "Non voglio demonizzare l'uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole. Ero obbligato ad utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all'udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall'orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico".

La sentenza dei giudici della Corte D'Appello di Torino è destinata a far discutere perché contraddice uno studio condotto nei mesi scorsi da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea, che non ha confermato l’aumento di neoplasie legate all’uso del cellulare. Anche Gaetano Finocchiaro, direttore dell’Unità operativa di neuro-oncologia Molecolare dell’Istituto Neurologico Besta di Milano, ha evidenziato che “a tutt’oggi non esiste un’evidenza epidemiologica della correlazione tra l’utilizzo dei telefonini e lo sviluppo di tumori cerebrali. Negli ultimi anni, a fronte di una crescente diffusione dei telefonini, non si sono registrati aumenti dell’incidenza di tumori al cervello”.

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