"Sono distrutto dal dolore per questi tre ragazzi che sono morti sotto le macerie di casa mia dove abbiamo vissuto in armonia e amore per tanti anni. Abbiamo fatto quella casa per viverci tutta la vita e adesso è diventato un luogo di morte", così Giovanni Vincenti, proprietario della cascina dell'Allessandrino che è esplosa lunedì notte, ha commentato in lacrime la tragedia che ha visto la morte di tre vigili del fuoco accorsi sul posto dopo una prima deflagrazione e investiti da una successiva esplosione che ha completamente distrutto l'edificio. "Quando sono arrivato tre minuti dopo l'esplosione, sono stato chiamato alle 1.05, 1.10, quando ho visto quella scena non potrò mai togliermela dagli occhi: è da quel momento che verso lacrime e cerco di capire" ha aggiunto l'uomo.

Il 55enne Giovanni Vincenti, che non risulta indagato ma anzi per ora è parte lesa nell'inchiesta, è stato ascoltato nelle scorse ore dai carabinieri che stanno indagando sulla tragedia per cercare di capire chi sia il responsabile di quello che è stato definito un atto volontario. "C'è una serie di situazioni che ieri ho chiarito bene con i carabinieri. Sono riuscito a dare un filo logico a tante situazioni che si sono verificate da quando eravamo lì a Quargnento e sono venute fuori molte ipotesi" ha spiegato l'uomo riferendosi ai possibili autori del gesto.

Proprio i risentimenti, le invidie e i rancori che si sono innescati negli ani con i cittadini del posto, secondo il 55ene, potrebbero essere alla base del gesto che ha tolto la vita  i tre pompieri. "Il perché del gesto non lo so, o meglio, penso per pura e semplice invidia" ha dichiarato infatti Vincenti, spiegando: "Io negli anni ho subito diversi atti dolosi, non siamo mai stati ben acquisiti da quel paese da quando ci siamo trasferiti, siamo una famiglia un po' riservata, per questo non abbiamo mai avuto grossi rapporti con il vicinato". "Mi hanno fatto un dispetto, volevano annientarmi e invece hanno colpito degli innocenti” ha sostenuto Vincenti  che sulla presenza delle bombole di gas e degli inneschi all'interno della cascina, invece, avrebbe ribadito di non saperne nulla. Una ipotesi del vendetta al vaglio degli inquirenti così come altre piste come i debiti e le liti interne alla famiglia.