Caro Attilio Fontana, fra un mese ho ventotto anni, fra una settimana una laurea in Scienze Politiche, e da sempre una malattia rara. E da quel sempre, Governatore, succede ad ogni campagna: cittadini con disabilità come merce di scambio elettorale.

Quante ne ho viste e quante ne ho lette, sa? Anche sulla mia stessa pelle. Illusioni per famiglie disperate, spesso impraticabili o pericolose: penso all’istituzione (fortunatamente scomparsa) del Ministro per la Disabilità, che tra l’altro portava il suo stesso cognome, inutile in quanto “senza portafoglio” ma soprattutto discriminatorio dato che, ancora una volta, sottolineava la specialità e non l’inclusività di certe questioni universali. Un ennesimo recinto, per di più associato alla Famiglia, con quel velo pietistico e caritatevole che non vorrà mai un disabile adulto, indipendente, autodeterminato… Ma al quale siete fin troppo aggrappati, come Matteo Salvini agita con violenza il rosario, a soffocare coscienza se mai ne abbia.

Non le è bastata una propaganda basata sul regresso, ha voluto strafare perché di avvoltoi non ce n’è mai abbastanza: di quelli che smembrano le dignità e si rifocillano di speranze altrui. E allora giù sui disabili, a picco, e poi gli anziani, affondati. Perché se abbiamo problemi fisici, troppi anni sulle spalle, disagi mentali, è risaputo: oltre ad essere un peso per la collettività, siamo anche dei completi imbecilli. Probabilmente.

Ma di imbecilli, Governatore, ne è pieno il mondo. Basti pensare a chi imperterrito, anche in questi giorni, continua a proporre tagli ai fondi dei malati gravissimi in nome di non si sa bene cosa. Lo chiamano welfare, io le chiamo briciole, perché a questo siamo rimasti e proprio questo vogliono mangiarci.

“Si è vista in tv gente di più di cento anni portata ai seggi, disabili accompagnati con i pulmini, una mobilitazione degna dei tempi andati per salvare quel che resta di un'idea che ormai è svanita, per l'ultima ancora di salvezza.”

Una sorta di viaggio della speranza, insomma, lei ci racconta. Solo che adesso non c’era la Madonna di Lourdes ad attendere il carrozzone degli sfigati, reietti messi tutti in fila, aspettando il loro turno pazienti, come scolaretti da addomesticare. Bensì il Partito nemico di turno, cattivo e manipolatore. Voi quelli buoni. Ancora una volta, Presidente Fontana, ci ha ridotti a carne da macello senza alcuna prospettiva, masticati e poi sputati: ci siamo visti annullare i diritti e i doveri spettanti ad ogni cittadino, strumentalizzati per giustificare un’amara sconfitta.

Caro Attilio Fontana, fra un mese ho ventotto anni, fra una settimana una laurea in Scienze Politiche, e da sempre una malattia rara che tanto mi ha tolto ma non la capacità di pensare, di scegliere, ma soprattutto di agire in questo Paese a volte un po' sordo e a volte un po' stronzo. E se lei vuole strapparmi anche questo, se vuole censurarci tutti, provi a farlo pure. La aspettiamo tutti alla fine del viaggio, armati di matita, per cancellarle l'ignoranza.