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Carabiniera 25enne morta suicida a Firenze, il padre: “Vogliamo sapere perché si è tolta la vita”

Il padre della 25enne allieva della Scuola marescialli dei carabinieri di Firenze morta suicida lunedì 22 aprile non riesce a spiegarsi cosa possa aver turbato la figlia e in un’intervista ha ricostruito cosa accaduto nei giorni che hanno preceduto la tragedia. “Vogliamo che si parli di questi suicidi, ne vanno capite le cause perché non si ripetano più”, ha detto l’uomo.
A cura di Eleonora Panseri
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Immagine di repertorio
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"Le è successo qualcosa che l'ha turbata, non capiamo cosa. Speriamo le indagini aiutino a chiarire". A parlare è il padre della 25enne allieva della Scuola marescialli dei carabinieri di Firenze morta suicida lunedì 22 aprile, che commenta la lettera scritta dai familiari nei giorni scorsi in cui venivano esposte le critiche che la ragazza aveva espresso sulle regole della Scuola.

Grazie a un esposto del sindacato Unarma, la lettera verrà acquisita agli atti della Procura di Firenze che indaga sulla terribile vicenda. "Nessuno di noi familiari si spiega ancora perché mia figlia si è uccisa", spiega ancora l'uomo, brigadiere in servizio in un'altra regione, intervistato dal Corriere Fiorentino.

"Non accusiamo nessuno, l’Arma ci è stata vicina ma vogliamo sapere perché Beatrice si è uccisa e vogliamo che si parli di questi suicidi che avvengono nelle caserme, ne vanno capite le cause, che problemi ci sono, perché non si ripeta per altri la stessa cosa successa a lei", denuncia l'uomo.

Secondo quanto ricostruisce il papà della ragazza, la domenica la figlia era stata a casa ed era tranquilla. Il giorno dopo i familiari dicono di averla sentita, la madre ci ha parlato al telefono, mentre con il padre la 25enne ha scambiato alcuni messaggi. "Intorno alle 11 non ha risposto più ai messaggi di nessuno. Una collega di corso che non riusciva a contattarla è andata a cercarla trovandola morta".

La mattina del giorno in cui la giovane si è tolta la vita l’insegnante l’aveva sollevata dall’attività fisica perché indisposta. "È andata nella sua cameretta, prima ha parlato con due allieve ed era sorridente. – racconta ancora il padre – Poi però nessuno si è domandato come mai dopo 40 minuti lei fosse ancora in cameretta, dove poi l’ha trovata una sua compagna perché mia figlia non rispondeva al telefono".

I familiari della ragazza non capiscono cosa abbia potuto spingere la figlia a compiere il gesto. "Mia figlia, nel parlare con mia moglie, ha saputo che la nonna alla quale era molto legata era andata all’ospedale ma mia moglie le ha detto che la nonna non stava male", osserva l'uomo, che aggiunge: "È stata richiamata per alcuni rapporti formali: non aveva ad esempio fatto bene il letto". Ma non risulterebbero, nel percorso della ragazza, episodi di nonnismo.

Nella lettera firmata dalla famiglia e pubblicata sul sito Unarma, si legge anche che la ragazza aveva detto di voler lasciare la scuola. "Lo ha detto solo il giorno stesso in cui è arrivata alla Scuola, perché proveniva da una Stazione ed era abituata ad un altro stile. Il sogno di mia figlia era diventare marescialla: per questo ha continuato il suo percorso", conclude il papà.

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