24 Settembre 2021
12:16

Caltanissetta, false assunzioni di affiliati nel settore agricolo: 55 arresti nel clan Sanfilippo

I Carabinieri di Caltanissetta hanno eseguito nell’ambito dell’operazione Chimera 55 arresti nei confronti di affiliati al clan mafioso Sanfilippo. Secondo quanto appurato dalle indagini, il clan perpetrava estorsioni, minacce e traffico di stupefacenti. In particolare, il clan costringeva gli imprenditori agricoli a effettuare false assunzioni nei confronti di affiliati all’organizzazione criminale.
A cura di Gabriella Mazzeo

Traffico di stupefacenti, estorsione, omicidio e finte assunzioni nell'ambito del settore agricolo. Con l'operazione Chimera, i carabinieri del Comando di Caltanissetta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 55 persone coinvolte, secondo l'accusa, negli affari di stampo mafioso del clan Sanfilippo, con diverse diramazioni in tutta Italia. L'indagine iniziata nel 2017 parte da una nota del 2016 del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari per prevenire le frodi a danno dello Stato e  dell'Unione Europea. Dall'analisi delle domande di ammissione per varie tipologie di sussidi nell'ambito dell'attività agricola è emerso che alcuni membri del clan Sanfilippo di Mazzarino avevano presentato domanda per ottenere i sostegni statali previsti per l'agricoltura dichiarandosi imprenditori del settore.

Il clan non solo esercitava pressioni per estorcere denaro agli imprenditori di Mazzarino, ma li costringeva a fornire gratuitamente beni e servizi al clan e ad effettuare assunzioni fittizie di affiliati per poter ricevere gli stipendi. "Una forma di estorsione – spiega a Fanpage.it il Tenente Colonnello Alessio Artioli -. Si facevano assumere senza lavorare e ricevevano i soldi lo stesso senza che risultassero illeciti". Per convincere gli imprenditori a seguire le direttive, gli affiliati del clan ricorrevano a minacce con tanto di armi. Gli affiliati, inoltre, avevano inviato domande all'ente per regolare i fondi agricoli dichiarandosi imprenditori del settore. "Il fine era quello di ottenere denaro da investire poi in traffici illeciti" spiega ancora a Fanpage.it Artioli.

Le estorsioni anche per il pascolo: "Questo territorio è nostro"

In particolare, il clan non disdegnava le estorsioni anche a carico di allevatori e pastori. La famiglia Sanfilippo costringeva infatti i proprietari dei pascoli a pagare somme di denaro per poter portare il bestiame nei territori considerati "di proprietà" dal clan. "Si presentavano dai pastori per intimare loro di non portare le greggi nei territori che asserivano essere di loro proprietà – continua il Tenente Colonne Artioli -. Per permettere il pascolo, bisognava pagare".

Intimidazioni, omicidi e traffico di stupefacenti

Le indagini hanno permesso inoltre di fare luce su due omicidi compiuti dal clan e sul traffico di sostanze stupefacenti messo su negli anni. Sono stati individuati gli esecutori materiali di due delitti commessi nel 1984 e nel 1991 per consolidare il potere del clan Sanfilippo sugli altri rivali. Nel 1984, un operaio edile di 22 anni di Mazzarino è stato attirato in un luogo isolato e poi strangolato dopo un violento pestaggio. Il giovane avrebbe fatto parte di uno dei gruppi criminali rivali. Nel '91, invece, un 28enne di Mazzarino, sospettato di avere in custodia le armi di un altro clan rivale, è stato sequestrato, interrogato e mutilato prima di essere strangolato con la medesima modalità.

Affermati tramite delitti efferati di questo tipo, il clan si è poi dedicato alle estorsioni per permettersi il sostentamento dei traffici illeciti di armi e stupefacenti. Per questo motivo è stato arrestato il boss Salvatore Sanfilippo, ancora oggi detenuto. L'uomo sfruttava gli incontri con i familiari per poter ricevere aggiornamenti sulle attività criminali del clan mafioso e impartire ulteriori direttive. Costretti ad elargire soldi al clan, le principali attività commerciali della zona: le vittime erano commercianti, piccoli artigiani e persino venditori ambulanti. Sottoposti alle medesime angherie anche coloro che provenivano da paesi vicini per fare affari a Mazzarino.

Florido anche il traffico di sostanze stupefacenti sul territorio di Mazzarino e Gela, con un canale diretto con le cosche calabresi.

Le armi

L'associazione aveva inoltre grandi disponibilità di armi da fuoco occultate spesso da insospettabili complici. Le armi venivano principalmente impiegate per esercitare pressioni sui commercianti che dovevano pagare il pizzo.

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