Pentita? “Assolutamente no, lo rifarei”. Anna Rita Biagini, la sessantenne che martedì sera ha accompagnato Matteo Salvini in giro per il quartiere Pilastro di Bologna, indicando il citofono di alcuni presunti spacciatori tunisini, il giorno dopo le polemiche in seguito all’accaduto si dice tutt’altro che ricreduta. Anche se la nottata appena trascorsa non è stata per niente tranquilla.

“Ieri sera sono uscita normalmente con il cane, poi ho cominciato a ricevere minacce, anche di morte, da alcune persone del vicinato –racconta-. Mi hanno offeso, dicendomi di tutto”. Non solo. Stamattina la signora Biagini ha trovato la sua auto, una piccola utilitaria verde parcheggiata sotto casa, coi vetri in frantumi. “Nessuno mi toglie dalla testa che siano stati loro” dice la sessantenne, riferendosi alla famiglia tunisina finita nel calderone della propaganda del leader leghista, a pochi giorni dalle elezioni in Emilia-Romagna. La stessa famiglia ha già annunciato denunce nei suoi confronti. “Facciano quello che voglio, ho le prove che spacciano. Quali? Ho delle foto”.

La signora Biagini è infatti da tempo attiva nel quartiere per segnalare alle forze dell’ordine, insieme ad altri residenti della zona, situazioni di spaccio e malaffare. “Ho già fatto chiudere un bar qui vicino per stupefacenti” sottolinea la donna. Ha cominciato la sua battaglia dopo la morte di suo figlio, circa 13 anni fa. “Era purtroppo tossicodipendente e malato di Sla, si è suicidato con una overdose quando aveva trentanni”. Da quel momento sarebbe arrivata ad instaurare un rapporto diretto con alcuni agenti di polizia e carabinieri, inimicandosi alcuni vicini. “Già da quel momento ho iniziato a ricevere minacce –continua-, così ho deciso di prendere una pistola, regolarmente detenuta. Saranno ormai sei o sette anni che la porto sempre con me quando esco. Mi spiace, ma è così”.

Al leader della Lega, la signora Biagini ha inoltre consegnato una specie di dossier con alcune foto sullo spaccio al Pilastro. E a chi le chiede se si sente usata da Salvini per fini propagandistici, lei risponde: “Assolutamente no. Un po’ me l’aspettavo, ma se sapevo che sarebbe finita così non avrei accettato”. Cosa? A quanto racconta la donna, il giro nel quartiere periferico del capoluogo emiliano, noto per la strage del 1991 per mano della “banda della Uno bianca”, era stato organizzato poche ore prima insieme ai vertici locali della Lega. “Avevo chiesto un incontro privato con Salvini ad un maresciallo che conosco bene -spiega- poi è andata diversamente. Senza quello schieramento di giornalisti e forze dell’ordine avrei fatto tranquillamente due chiacchiere con lui per parlare dei problemi del quartiere”.

Dopo aver annunciato una denuncia proprio nei confronti della signora Biagini, la famiglia tunisina coinvolta nella vicenda sarebbe già in contatto con un noto avvocato bolognese per procedere legalmente anche nei confronti di Matteo Salvini.