Foto: Corriere della Sera
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“Adesso posso guardare la televisione, andare in bicicletta, correre, guardare gli altri, vedere come sono fatte le persone, vedere che faccia hanno i miei genitori, ammirare gli alberi, il sole, il cielo”. Non sono le parole di un bambino qualsiasi, ma quelle di Bachir, soli sei anni. Nato nel deserto del Sahara con una cateratta congenita. Nel posto da cui proviene, un villaggio africano, non era possibile curarla. È rimasto cieco da un occhio e quasi cieco dall’altro. Riusciva a vedere solo qualche ombra, niente più. Ha vissuto in un campo profughi saharawi, in Algeria. L’anno scorso, però, per lui qualcosa è cambiata. Un viaggio, in particolare, con il progetto ‘Piccoli ambasciatori di pace’, gli ha cambiato completamente la vita. Bachir è stato qualche giorno a Cascina, in provincia di Pisa. Ospite di Federica Gallori, impegnata nella difesa dei diritti del popolo saharawi. Così si è arrivati all’operazione: Bachir ha acquisito tre decimi di vista, arrivando così a quattro decimi. E per la prima volta ha visto il mondo intorno a lui.

La storia di Bachir viene raccontata dal Corriere della Sera. Insieme alla testimonianza di Federica Gallori: “È arrivato in condizioni drammatiche”. Sia per la situazione dei suoi occhi, sia per la nefrosi, un grave disturbo renale che porta a un accumulo di liquidi nel corpo e gonfiore della pancia. Di lui si è occupato anche la consigliera regionale Alessandra Nardini insieme all’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, che racconta: “Ho chiamato d’urgenza l’ospedale pediatrico Meyer per chiedere di programmare l’operazione per il piccolo Bachir”.

L’operazione contro la nefrosi ha salvato il piccolo, oggi fuori pericolo. A questa ha seguito un altro intervento, stavolta agli occhi. Federica racconta: “Al risveglio dall’operazione si guardava attorno felice, aveva realizzato che finalmente avrebbe potuto fare tantissime cose che fino a quel giorno non aveva potuto fare”. Bachir ora vive in Italia, con Federica: curare la sua nefrosi nel Sahara sarebbe impossibile. Parla al telefono con i suoi genitori e ogni tanto, quando possibile, va a trovarli. Ma ora potrà farlo vedendoli in faccia. Riconoscendo i loro visi. Per la prima volta.