“Papà, ti prego, non ci voglio andare, voglio stare con te”. E’ un video davvero molto forte quello pubblicato e diffuso su YouTube dal Ccdu, Comitato dei cittadini per i diritti umani, una onlus di cui è responsabile Paolo Roat aderente a Scientology. Mostra un bambino in evidente stato di disagio mentre viene allontanato dalle braccia del padre, uomo che vive in Gallura e che è separata dalla madre del piccolo. Vittima di questa spiacevole situazione familiare è proprio il giovanissimo protagonista del disturbante filmato. Il provvedimento di allontanamento del piccolo dal genitore era stato disposto dal tribunale di Tempio Pausania che ha successivamente rigettato la richiesta dell’uomo di riportare suo figlio a casa, nonostante “il trauma e i disagi causati dalla lontananza dalla famiglia”, come riportato dal sito del Ccdu sulla base di “una fantasiosa perizia psichiatrica". Secondo i giudici, il ragazzo: "dopo un primo momento di timidezza e disorientamento si è gradualmente adattato alla nuova situazione, riuscendo a socializzare e a rapportarsi in modo adeguato sia con gli operatori sia con gli altri minori ospiti". A guardare il video in questione, tuttavia, le cose sembrano stare diversamente.

I fatti ripresi nelle immagini risalgono al febbraio scorso e si riferiscono al momento, concordato con il padre, del prelievo del bambino e del suo trasferimento in una casa famiglia. Un percorso stabilito dagli stessi magistrati per consentire al piccolo di poter in qualche modo recuperare il rapporto con la madre, deteriorato anche e soprattutto a causa della turbolenta relazione con l'ex compagno (il padre del bambino, appunto). La donna avrebbe denunciato l'impossibilità di vedere il proprio figlio a causa dell'atteggiamento del padre. Tuttavia il bambino sembra non volersi staccare in nessuno modo dal genitore.

Molto indicativa la relazione della dottoressa che ha assistito al momento del traumatico allontanamento, arrivando a chiedere anche l'identificazione dei presenti, la segnalazione al Garante per la Privacy e dell'Infanzia e il sequestro delle immagini al fine di tutelare gli operatori coinvolti dall'apparire in un video decontestualizzato:

"Elia (nome di fantasia) era agitatissimo e appariva già informato del fatto che lo avremmo portato via; è corso nell'altra stanza e urlava … il bambino si aggrappava alla sua nonna … Essendo il bambino molto agitato si cercava di aspettare che si tranquillizzasse e di fare sì che capisse che non eravamo lì per fargli del male.

Elia ad un certo punto ha detto: ‘Papà scusami ti chiedo perdono, … non ti lascio … io voglio stare con te!‘ Il bambino rispondeva urlando attaccato al collo del padre … era troppo agitato per prenderlo e portarlo via. Il bambino cercava di non guardarci mentre l'operatore lo prendeva in braccio per portarlo fuori … il bambino riagganciava il collo del padre.

In un secondo momento il bambino è stato preso dall'operatore e trattenuto dal riattaccarsi al collo del padre."

La permanenza del bambino nella casa famiglia, secondo le disposizioni dei giudici, è solo transitoria e dovrebbe servire, come accennato, a sanare le divergenze familiari.  Tuttavia il piccolo non è mai riuscito ad accettarlo: “Sente profondamente la mancanza del padre, soffre di disturbi notturni e ha degli incubi; addirittura crede di essere stato allontanato dal padre per aver fatto qualcosa di male” si legge sulla onlus. Al padre è stato consentito di incontrare il figlio in orari e frequenze stabiliti dal tribunale. Si è persino deciso di ridurre le telefonate con l’uomo poiché "si è riscontrata una significativa esposizione emotiva a carico del minore con atteggiamenti di melanconia e sensi di colpa di Elia successivi alle comunicazioni con il padre."

Alla fine l’uomo si è rivolto al Tribunale per i Minorenni di Cagliari proprio per segnalare l'enorme disagio vissuto dal minore. Ma, come detto, i magistrati hanno rigettato la sua richiesta basandosi sulla sola perizia e senza alcuna istruttoria; Secondo Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del CCDU Onlus:

"Siamo di fronte all'ennesimo caso in cui un tribunale decide sulla base di quanto sostenuto dal consulente senza alcuna reale istruttoria.

Le vittime di questo appiattimento sulle perizie psichiatriche sono i bambini.

Ci auguriamo che questo bambino possa ottenere verità e giustizia, e che si ponga fine all'esclusivo affidamento sulle perizie psichiatriche/psicologiche – per loro natura soggettive e opinabili – e si ribadisca la necessita per il giudice di riappropriarsi del suo ruolo di perito dei periti."