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Peter Neumair e Laura Perselli uccisi a Bolzano
21 Novembre 2022
13:08

Benno Neumair condannato all’ergastolo, gli avvocati a Fanpage.it: “Faremo ricorso”

Gli avvocati di Benno Neumair hanno dichiarato a Fanpage.it di essere pronti a valutare il ricorso contro la sentenza che ha condannato all’ergastolo il 31enne che lo scorso 4 gennaio ha ucciso i genitori Peter Neumair e Laura Perselli.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Benno Neumair col padre Peter
Benno Neumair col padre Peter
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Peter Neumair e Laura Perselli uccisi a Bolzano

Gli avvocati difensori di Benno Neumair faranno ricorso contro la sentenza che ha condannato il 31enne all'ergastolo per l'omicidio dei genitori Peter Neumair e Laura Perselli, avvenuto il 4 gennaio del 2021. "Aspettiamo le motivazioni della sentenza – hanno dichiarato a Fanpage.it i due legali Flavio Moccia e Angelo Polo – per poi valutare l'Appello che quasi certamente ci sarà". Secondo la difesa, infatti, i giudici avrebbero dovuto tener conto delle attenuanti generiche e dello stato di salute mentale dell'imputato.

"Benno Neumair era malato fin da bambino – hanno ribadito nei giorni scorsi i due legali – e quelli dei genitori sono due omicidi annunciati. La sua malattia è anche la sua condanna a vita: l'ergastolo per lui è inutile e lo è per la famiglia e per la società". Secondo la difesa, il 31enne avrebbe dovuto essere considerato incapace di intendere e di volere per entrambi i delitti. "Decidere di compiere un secondo omicidio dopo 12 minuti dal primo non può essere considerata premeditazione", hanno ribadito.

I genitori con Madè Neumair
I genitori con Madè Neumair

Secondo i periti incaricati dal gip, il giovane era parzialmente capace di intendere e di volere. Quando ha ucciso il padre, il 31enne sarebbe stato in preda a un "delirio" dovuto ai suoi disturbi di personalità. Per l'omicidio della madre, invece, Benno Neumair sarebbe stato perfettamente in grado di capire cosa stesse facendo.

Per la perizia psichiatrica effettuata da Anna Palleschi, perito per la parte civile, il 31enne era invece perfettamente capace di intendere e di volere in entrambe le occasioni. Il disturbo narcisistico della personalità, inoltre, non gli avrebbe impedito di programmare con precisione come sbarazzarsi dei corpi e come costruirsi un alibi per depistare le indagini.

Per i familiari del giovane, l'esito del processo non rappresenta una vittoria. "Questa – ha dichiarato la sorella Madè dopo la sentenza – è la fine di un capitolo doloroso. Non finisce quello che ci è stato tolto il 4 gennaio, ma finisce gran parte di quello che è ancora un brutto incubo. Volevo dare voce ai miei genitori e penso di esserci riuscita".

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