Avvelenate con la ricina, piante vicino alla scuola della cugina di Gianni Di Vita: la polizia sul posto
A circa cento metri dalla scuola, in linea d'aria, ci sono alcune piante di ricino. È il dettaglio che ha portato gli investigatori a Casacalenda, in provincia di Campobasso, dove ieri 19 ottobre gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato un sopralluogo, fotografando gli esemplari presenti nella zona. Un accertamento che si inserisce nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella nel dicembre 2025.
La particolarità del luogo è legata anche alla scuola che si trova nelle vicinanze: il liceo delle Scienze Umane Silvio Di Lalla, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Proprio l'istituto eera finito sotto la lente degli inquirenti pochi giorni prima, nell'ambito delle verifiche informatiche disposte dalla Procura di Larino per cercare eventuali tracce di ricerche online sulla ricina.
A far scattare il controllo sulle piante sarebbe stata la segnalazione di un cittadino. Gli agenti hanno documentato la loro presenza e redatto un verbale, senza procedere al sequestro. Il sopralluogo è stato ripreso anche dalle telecamere della trasmissione di Canale 5 Dentro la notizia, presente sul posto. Le verifiche sulla vegetazione non riguardano soltanto Casacalenda: segnalazioni analoghe sono arrivate anche da Riccia, in Molise, e da Castelpagano, in provincia di Benevento.
Le verifiche informatiche nella scuola di Casacalenda
Il sopralluogo arriva a pochi giorni dalla conclusione degli accertamenti informatici nelle quattro scuole della zona individuate dalla Procura di Larino. Gli investigatori stanno cercando di individuare il computer dal quale sarebbero state effettuate alcune ricerche online sulla ricina, nel tentativo di risalire a chi abbia cercato informazioni sul veleno utilizzato per uccidere Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
La possibilità di identificare l'autore delle ricerche, tuttavia, non è scontata. Gianni Alfonso, consulente tecnico di Gianni Di Vita, aveva spiegato che risalire alla persona che ha utilizzato un dispositivo potrebbe essere molto complicato se il computer fosse già acceso e non fosse stata necessario effettuare un accesso personale. "Sarebbe possibile solo se la persona è entrata con un suo id e una sua password. Se, invece, il computer era già aperto, a quel punto sarebbe molto più difficile, se non impossibile, risalire al responsabile", aveva dichiarato.
Parallelamente agli accertamenti informatici, gli investigatori stanno approfondendo anche i rapporti familiari e la crisi coniugale tra Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi. Durante un interrogatorio l'uomo avrebbe confermato di aver avuto una relazione extraconiugale con una donna a sua volta sposata. Gli inquirenti avrebbero affrontato il tema anche alla luce di vecchi messaggi della vittima trovati sul suo telefono.