Aumentano di giorno in giorno i casi di coronavirus in Italia. E mentre gli ospedali fanno il possibile per accogliere e curare sempre più malati, si spinge sulla sperimentazioni di farmaci che potrebbero aiutare nella lotta al Covid-19, in attesa di un vaccino. Tra questi spunta l'Avigan, il farmaco giapponese sul quale hanno già messo gli occhi diverse Regioni al Nord: il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha già affermato di voler procedere nella sperimentazione dell'Avigan nella sua Regione, e anche in Piemonte le autorità sanitarie starebbero prendendo in considerazione l'ipotesi di avviare dei test sull'efficacia del farmaco contro il coronavirs. E mentre sono ancora tanti i dubbi sulla formula dal Giappone, anche l'Aifa ha dato il via libera alla sperimentazione in Italia.

Ok dell'Aifa alla sperimentazione dell'Avigan contro il coronavirus

Ad annunciarlo è il ministro della Salute, Roberto Speranza: "Il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini, mi ha comunicato che la riunione del comitato tecnico-scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia". Il ministro ha incontrato il direttore dell'Agenzia in seguito al vertice tra le autorità sanitarie: "Nei prossimi giorni i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso", ha aggiunto Speranza.

Un via libera che arriva inaspettatamente dopo che solo ieri l'Agenzia aveva espresso dei forti dubbi sulla possibilità di introdurre, in via sperimentale, l'Avigan nel trattamento del coronavirus. "Ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all'efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19", si legge in un comunicato. Che poi continua:

Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con COVID 19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia COVID-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol. Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia.

Che cos'è l'Avigan, il farmaco dal Giappone contro il Covid-19

Ma che cos'è l'Avigan? Avigan è il nome commerciale del Favipiravir, un farmaco che si sarebbe dimostrati efficace contro i virus influenzali e sviluppato dall'azienda farmaceutica  Toyama Chemical, legata al gruppo giapponese Fujifilm. Nel 2014 l'Avigan ha ricevuto l'approvazione in Giappone er la cura delle pandemie influenzali, anche se la stessa Fujifilm ha sottolineato che "non esistono prove scientifiche cliniche pubbliche che dimostrino l'efficacia e la sicurezza di Avigan contro il nuovo Coronavirus nei malati", come affermato dal senior director di Fujifilm Italia, Mario Lavizzari. In particolare, il Favipiravir non ha dimostrato di essere efficace nelle celle primarie delle vie respiratorie dell'essere umano.

Sempre nel 2014 l'Avigan è stato utilizzato per trattare alcuni casi di Ebola: l'esito è stato positivo. Allo scoppio della pandemia di coronavirus, ricercatori cinesi di Wuhan e Shenzhen hanno suggerito di utilizzare il farmaco nei pazienti affetti da Covid-19: i medici hanno somministrato il Favipiravir a 35 pazienti e si è visto che il decorso della malattia in questi soggetti si è accorciato di 4 giorni, rispetto agli 11 che sono stati necessari a un gruppo di pazienti trattati con altre formule. Dopo questo esperimento, terminato a fine febbraio, Pechino ha dato l'approvazione a breve termine all'Avigan come efficace agente antivirale contro il coronavirus. Oggi questo viene quindi prodotto in Cina ed è chiamato Favilavir.

Gli studi e i dubbi degli esperti

Non tutti i Paesi condividono la posizione di Cina e Giappone sull'Avigan. Ad esempio, la Corea del Sud ha vietato l'utilizzo del farmaco, dal momento che non lo ritiene sufficientemente sicuro e non ci sarebbero abbastanza sperimentazioni positive sull'uomo. Alcuni esperti nel mondo medico e scientifico hanno sottolineato, ad esempio, i potenziali effetti teratogeni (di sviluppo anormale) sui feti animali, avvertendo quindi sulla sperimentazione diretta sull'uomo.

In Italia si è iniziato a parlare di Avigan dopo la pubblicazione di un video, presto diventato virale, di un farmacista italiano in Giappone. Cristiano Aresu, 41 anni, tramite la sua pagina Facebook, mostra una piazza di Tokyo in cui si vede la gente passeggiare normalmente: secondo il farmacista i giapponesi sono tornati a condurre una vita normale in quanto il coronavirus viene trattato con successo con l'Avigan. Molti giornali hanno ripreso il video di Aresu, parlando del farmaco come di un possibile agente nella lotta contro l'epidemia.

Lo studio più completo al momento sull'Avigan è quello dell'università di Shenzen secondo cui il farmaco avrebbe ridotto notevolmente i tempi di guarigione. Lo stesso studio parla anche di un miglioramento delle TAC ai polmoni nel 91% dei casi. In ogni caso non si tratterebbe, è importante specificare, di una scomparsa della malattia come sostenuto dal farmacista a Tokyo. Molti esperti italiani hanno chiamato alla cautela. Il virologo Roberto Burioni lo ha definito una scemenza, precisando: "Le novità vi arriveranno dalle autorità sanitarie, non dai social o da YouTube".

Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha invece invitato a mantenere un atteggiamento prudente: "Un conto sono le opzioni da testare e validare, e ben vengano le sperimentazioni, altro è definire alcune opzioni terapeutiche come la soluzione di un problema così importante come Covid-19. Prima di arrivare a dire di aver trovato soluzioni definitive servono prove inconfutabili. Nel caso di questo farmaco specifico a oggi non abbiamo evidenze precise e inconfutabili. Per questo raccomando cautela e prudenza per non ingenerare speranze che potrebbero restare deluse e frustrate".

Una posizione simile è anche quella espressa dal farmacologo Silvio Garattini, presidente dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano: "Bisogna essere molto cauti nella valutazione di un farmaco, specialmente se a suo sostegno ci sono evidenze scientifiche di scarsissimo valore, come per il Favipiravir. Dal Giappone riferiscono che questo farmaco agisca impedendo la riproduzione del virus nell'organismo, ma sul meccanismo di funzionamento, così come sulla sua presunta efficacia ci sono molti dubbi e incertezze".

tot. contagiati 105.792
31 marzo 2.107
tot. guariti 15.729
31 marzo 1.109
tot. deceduti 12.428
31 marzo 837