Aveva avvelenato 25 bambini nella mensa di un asilo. I piccoli erano stati portati d'urgenza in ospedale dopo aver mangiato del porridge dato loro dalla maestra Wang Yun. Uno dei bambini non ce l'ha fatta e per questi crimini, l'insegnante elementare ha dovuto rispondere al tribunale di Joiaozuo, in Cina. L'episodio, avvenuto lo scorso 27 marzo, aveva scioccato il mondo intero, ma ora arriva la sentenza definitiva. Il giudice ha infatti stabilito che Wang debba essere condannata a morte. Secondo l'accusa, l'insegnante avrebbe messo del nitrito di sodio nella colazione degli studenti di un altro maestro elementare per vendetta. I due docenti avrebbero infatti avuto un litigio riguardante la gestione degli studenti.

Il tribunale cinese ha motivato la propria sentenza asserendo che la signora Wang aveva già avvelenato il marito, che però se l'era cavata con ferite lievi. Secondo i giudici, quindi, la maestra adoperava l'avvelenamento come metodo di vendetta e pertanto avrebbe dovuto essere "severamente punita".

La pena di morte in Cina

Secondo Amnesty International, la Cina rilascia pochi dati riguardanti la pena capitale nel paese. Nonostante la reticenza nella comunicazione, pare che conti il maggior numero di esecuzioni capitali, seguita dall'Iran. Una piena conoscenza del fenomeno è impossibile per via del forte controllo governativo e per la struttura non centralizzata del sistema giudiziario nazionale: le pene capitali sono irrogate autonomamente da tribunali la cui giurisdizione è paragonabile per estensione a una media regione italiana. La maggior parte delle informazioni derivano da studi di organizzazioni non governative.

Il codice penale cinese prevede un numero elevato di reati punibili con la pena di morte. Tra questi, ovviamente, l'omicidio e reati definiti contro lo Stato come lo spionaggio e la sovversione.