Anche per un terzo militare italiano fra i cinque soldati rimasti feriti ieri in un attacco in Iraq è stata necessaria l'amputazione di parte di una gamba. Si tratta del militare che aveva riportato diverse fratture e sui cui i medici avevano provato a intervenire fino a oggi proprio per evitare l'amputazione.

La pattuglia italiana colpita in Iraq stava svolgendo attività di addestramento in favore delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis, che ha subito rivendicato l'attentato, tra Erbil e Kirkuk. "Con l'aiuto di Dio, soldati del Califfato hanno colpito con un ordigno un veicolo blindato con a bordo esponenti della coalizione internazionale crociata ed esponenti dell'antiterrorismo peshmerga nella zona di Kifri, causando la sua distruzione e ferendo quattro crociati e quattro apostati" si legge nella rivendicazione dell'Isis. Tuttavia,  secondo lo stato maggiore italiano non è certo che l'obbiettivo dell'ordigno improvvisato fossero proprio gli italiani . Ad essere coinvolti sono stati i commandos della task force che stava svolgendo un’attività di supporto ad una unità di forze speciali dei Peshmerga. I cinque militari feriti appartengono al nono reggimento Col Moschin dell’Esercito e al Goi, Gruppo operativo incursori Comsubin della Marina militare.

Le informazioni riguardanti lo stato di salute di Marco Pisani, Paolo Piseddu, Andrea Quarto, Emanuele Valenza e Michele Tedesco, questi i nomi riportati dall'AdnKronos, sono ancora confusionarie. Nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. In attesa dei risultati dell’inchiesta, la prima pista che viene in mente per individuare i responsabili dell'attacco è quella dell'Isis, o almeno di quello che resta dopo la morte del Califfo Al Bagdadi il 26 ottobre. In tutto il Paese sono al momento impiegati 350 nostri militari, di cui 120 istruttori, considerati i migliori al mondo. Sull'attentato ai soldati italiani in Iraq la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando i reati di Attentato con finalità di terrorismo e lesioni gravissime.