Andrea Costantini morto nella cella frigorifera, chiesta proroga per risultati autopsia: “Corpo compromesso”

È stata presentata una proroga per il deposito dei risultati dell'autopsia eseguita lo scorso 17 dicembre dal professor Cristian D'Ovidio sul corpo di Andrea Costantini, il 38enne trovato morto a settembre 2025 in una cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava.
Il perito, incaricato dalla giudice per le indagini preliminari di Larino Rosaria Vecchi, ha presentato un'istanza per allungare i tempi del deposito degli esami che gli sono stati richiesti. Lo fa sapere a Fanpage.it l'avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori di Costantini.
"Accogliamo con favore questa richiesta perché si tratta di indagini peritali assai complesse soprattutto per il fatto che l'autopsia è stata disposta 4 mesi dopo la morte di Andrea e il cadavere era già in avanzato stato di putrefazione e saponificazione".
"In queste condizioni risulta un compito arduo, eppure fondamentale, riuscire a isolare ed evidenziare lesività cruciali per la ricostruzione dei fatti: in primo luogo, i segni di un possibile strangolamento – già documentati in tre fotografie scattate dal padre di Andrea all'interno della camera mortuaria -, oltre ai presunti segni di difesa e agli ematomi precedentemente rilevati nella zona scrotale e inguinale", aggiunge il legale ricordando alcuni dati emersi nei mesi scorsi.
"Alla luce di quanto abbiamo denunciato diventa indispensabile procedere anche a tutti gli ulteriori accertamenti che abbiamo chiesto. In particolare, l‘esame del Dna, l'esame sul sangue (Bloodstain Pattern Analysis) sulla scena del crimine, un esame dattiloscopico sul presunto biglietto di addio di Andrea e l'analisi forense sul cellulare della vittima e dei parenti".
La famiglia di Costantini non crede all'ipotesi del suicidio formulata subito dopo il ritrovamento del corpo del 38enne e con una denuncia ha avanzato anche le ipotesi di omicidio volontario, omicidio colposo o di istigazione al suicidio.
Secondo il legale, infatti, per escludere o confermare queste ipotesi non basta l'esame "di un corpo compromesso dal tempo", ma occorre "far ‘parlare' la scena del crimine, i dispositivi informatici e le tracce biologiche".
L'avvocato Lorusso ha detto che la famiglia del 38enne ha piena fiducia nell'operato della magistratura e dei periti incaricati, ma che "non arretrerà di un millimetro fino a quando ogni singola indagine scientificamente possibile" non sarà stata eseguite "per restituire verità e giustizia alla memoria di Andrea".