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Dramma alle prime luci dell'alba di lunedì nel porto di Ancona. Un uomo ha perso la vita dopo essere stato improvvisamente colpito in maniera violenta da un cavo di ormeggio che si è inaspettatamente spezzato in due trasformandosi in un fionda mortale. La tragedia si è consumata questa mattina intorno alle 6,30 mentre in banchina erano in corso alcune operazioni di carico e scarico merce da una nave porta container appena ormeggiata nel porto del capoluogo marchigiano. La vittima è un agente marittimo di 33 anni che non era  impegnato direttamente nell'ormeggio né nelle operazioni sulla nave ma stava assistendo al carico e scarico merci sulla banchina 23 del molo in qualità di dipendente incaricato di un'agenzia di marittima di Ancona. Per lui inutili i successivi soccorsi medici allertati dai presenti.

Sul luogo dell'accaduto sono accorsi gli operatori del 118 di Ancona e della Croce gialla che hanno provato rianimarlo ma per il trentatreenne ogni sforzo è si è rivelato vano. L'uomo, che risiedeva proprio ad Ancona, lascia moglie e due figli. Sul posto sono accorsi anche gli uomini della capitaneria di porto del capoluogo a cui ora son affidate le indagini per ricostruire la dinamica dell'accaduto. Secondo una prima ricostruzione, tutto si sarebbe svolto in pochi attimi. Per motivi tutti da accertare, la corda usata per ormeggiare la grossa nave cargo si sarebbe spezzata facendo partire  una frustata micidiale che non ha lasciato scampo all'agente marittimo, caduto a terra esanime dopo essere stato colpito tra collo e testa.

“Sconvolta da quanto accaduto, tutta la comunità portuale si stringe intorno alla famiglia del giovane lavoratore che ha perso la vita stamattina nel porto di Ancona”, ha comunicato l’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Centrale. Condoglianze ai familiari del lavoratore deceduto, insieme all'auspicio che la magistratura faccia in fretta ad individuare le responsabilità, sono arrivate dalla la Fit Cisl  che in un nota denuncia: "Ormai la sicurezza è diventata una emergenza, non possiamo fermare queste stragi solo con le parole, ci vogliono fatti concreti a partire dai controlli e dalla cultura della sicurezza che non può essere considerata un costo ma un’opportunità di dignità per le persone che operano negli ambienti di lavoro. Dobbiamo esercitare una maggiore pressione sulla società civile, sulle Istituzioni e sugli Enti preposti affinché si mettano in campo tutti gli accorgimenti possibili per scongiurare queste tragedie".