All’ex Ilva di Taranto a rischio 2.500 operai: “Ho visto morire 2 amici, dopo 24 anni di lavoro non mi resta nulla”

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La manifestazione all'ex Ilva di Taranto / foto di Giacomo Mastro per Fanpage
Dopo la manifestazione di oggi all’Ex Ilva di Taranto, domani i sindacati incontreranno il Governo a Palazzo Chigi. Sul tavolo ci sono 2.500 posti di lavoro degli operai del sito. Fanpage.it ha parlato con uno di loro, in prima fila al corteo: “La produzione cambia, ma le condizioni di lavoro sono sempre le stesse”

"Lavoro all'ex Ilva di Taranto da 24 anni, ne avevo 18 quando ho cominciato. Ho visto morire due miei colleghi in incidenti, uno nel 2016 e uno pochi mesi fa. Grazie a questo lavoro ho potuto avere una famiglia, ho due figli grandi, ma ho pagato un prezzo altissimo: ho due tumori benigni ai polmoni. Ora dove li trovo i soldi per le visite se non mi fanno lavorare?". A raccontare la sua storia a Fanpage.it è Giacomo Mastro, da sempre operaio degli Appalti per l'ex Ilva di Taranto.

Da quando era solo un ragazzino vive e lavora tra gli altiforni che oggi stanno per essere spenti. Oggi è in prima fila per difendere il suo posto, nella doppia veste di operaio e delegato sindacale dell'Usb, alla manifestazione indetta a fronte del licenziamento collettivo che toccherà in totale 2.500 lavoratori.

Come conferma il sindacato a Fanpage.it, domani si terrà l'incontro a Palazzo Chigi per discutere il futuro dello stabilimento, e soprattutto di chi lo mantiene in vita.

La testimonianza di Giacomo: "Lavoro qui da tutta la vita"

"Ho passato la vita qui dentro – spiega di ritorno dal corteo – Ho visto cambiare tutto, ma una cosa è rimasta sempre costante: che la produzione fosse alta oppure no, i lavoratori non ne hanno mai beneficiato. Dopo decenni di lavoro non mi lasciano nulla, ma io ho assunto degli impegni, e con due tumori benigni ai polmoni ho bisogno dei soldi per le cure. Ogni visita costa centinaia di euro".

Giacomo vive il dissidio di ogni lavoratore dell'ex Ilva: "Quando partecipo alle manifestazioni mi chiedono: non è meglio che vai a zappare? Ma io a questo posto ho dato tutto, e non posso essere mandato via così, senza niente, dopo aver fatto solo questo per tutta la vita".

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Foto di Giacomo Mastro per Fanpage

Durante questo periodo, Giacomo ha visto morire due amici in due diversi incidenti sul lavoro, il primo è stato Giacomo Campo nel 2016, il secondo Loris Costantino a marzo del 2026. "Tutti parlano di come cambia la produzione, ma la sicurezza qui dentro è sempre stata la stessa, le condizioni in cui lavoriamo non cambiano mai".

L'Usb: "Reddito di transizione per arrivare a produrre l'acciaio green"

Domani, si terrà l'incontro tra le sigle sindacali e il Governo per discutere il futuro dei lavoratori dello stabilimento. "C'è una domanda che questo governo continua ad evitare – fa sapere Sasha Colautti dell'Usb – Lo Stato ha rinunciato a programmare e a investire nella transizione. Siamo qui a parlare di 2.500 lavoratori già messi nel quadro degli esuberi. È una rappresentazione concreta di una strategia che noi rifiutiamo".

Il punto di partenza sarà la discussione sui lavoratori, ma non potrà essere l'unico punto all'ordine del giorno. Sul tavolo c'è infatti una pronuncia arrivata a fine ottobre con la quale la Corte d’Appello di Milano ha confermato lo spegnimento dell’area a caldo dell'ex Ilva. Nei fatti, lo spegnimento degli altiforni significa la fine degli impianti. Uno scenario che ai lavoratori in corteo fa dire: "No a una nuova Bagnoli", in riferimento all'impianto napoletano dismesso.

"Non è la magistratura che può risolvere una questione di politica industriale – aggiunge il sindacalista – Davanti alla decisione dei giudici, la discussione sulla riconversione ecologica del sito non è più rinviabile ma deve essere accompagnata da scelte straordinarie per quanto riguarda la tutela dell'occupazione. Mettere tutto in mano a privati non è la soluzione, l'unica possibile è una transizione epocale".

"Lo strumento è quello del reddito di transizione – dice Colautti – non è la cassa integrazione, ma uno strumento per garantire il passaggio, anche occupazionale, dai forni e dalle lavorazioni più inquinanti, all'acciaio green".

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