Tra i cento medici morti dopo aver contratto il coronavirus c'è anche il dottor Nabil Chrabie. Sessantunenne di origini libanesi, sposato e con due figli, lavorava nella Clinica Città di Alessandria da più di 20 anni ed era molto apprezzato da tutti. “Era un medico impegnato nel reparto covid e da qualche giorno aveva manifestato i sintomi perciò era stato ricoverato. Poi stanotte è stato intubato, si è aggravato e purtroppo non ce l’ha fatta – ha fatto sapere il direttore della struttura Giancarlo Perla – era una bravissima persona, ben voluta e amata, sempre disponibile per tutti. Come la stragrande maggioranza aveva affrontato questa emergenza con estrema disponibilità”. La clinica Città di Alessandria è diventata Covid Hospital nelle scorse settimane e attualmente ospita solo pazienti con coronavirus.

Proprio questa mattina la Federazione Nazionale dell'Ordine dei Medici ha reso noto che sono cento i camici bianchi caduti facendo il loro lavoro contro il coronavirus. Filippo Anelli, presidente della federazione, ha spiegato che nell'elenco "si è deciso di includere tutti i medici, pensionati o ancora in attività, perché per noi tutti i medici sono uguali. Alcuni dei medici pensionati, inoltre, erano rimasti o erano stati richiamati in attività; alcuni avevano risposto a una chiamata d'aiuto. Non si smette mai di essere medici".

Anelli ha aggiunto: "La sicurezza sul lavoro è un diritto dei cittadini, ma anche dei medici. E' opportuno riflettere su quanto questo virus ci abbia colti impreparati e sul fatto che garantire la sicurezza sul lavoro è un dovere dello Stato, che i medici di famiglia hanno pagato il tributo più pesante". "Sono stati lasciati soli a combattere a mani nude contro il virus – denuncia il presidente della Fnomceo – Se i medici si sono ammalati, questo è accaduto perché sono stati contagiati visitando i loro pazienti". In Italia "c'è una paura diffusa, ma non posso tacere l'esigenza di tutelare un diritto, quello alla sicurezza sul lavoro. I medici garantiscono la salute e le cure agli italiani, ma hanno a loro volta il diritto di agire in sicurezza. Chi non li ha messi in condizione di farlo deve riflettere – sottolinea Anelli – e riflettere molto. Perché quello che abbiamo sotto gli occhi, oggi che piangiamo 100 colleghi morti, non si ripeta mai più".