Nuovi guai in vista per Adriano Panzironi, giornalista ma soprattutto discusso autore di un regime alimentare promosso anche in televisione, composto sopratutto da integratori venduti da una sua stessa società e che promette lunga vita a chi segue la dieta. Le associazioni di rappresentanza dei diabetologi infatti hanno annunciato di aver denunciato Panzironi per aver diffamato la categoria. La denuncia è stata presentata congiuntamente sia dalla Società italiana di diabetologia (Sid) sia dall'Associazione medici diabetologi (Amd) che hanno deciso di unire gli sforzi per un intento comune, come ha reso noto il presidente Sid Francesco Purrello. Questa volta nel mirino non sono solo le pratiche di Panzironi ma anche e soprattutto le sue  esternazioni contro la categoria.

"Panzironi ha diffamato la classe dei diabetologi, accusandoci di ‘consigli criminali' in riferimento alle indicazioni dietetiche fornite dagli specialisti" ha spiegato Purrello, ricordando che "Panzironi ha anche affermato che i diabetologi agirebbero per mantenere alta la glicemia delle persone con diabete al fine di non perdere pazienti". Accuse gravi che hanno trovato la pronta risposta delle associazioni di categoria con una doppia denuncia penale e civile. L'attacco dei diabetologi a Panzironi arriva dopo un'altra denuncia già presentata dall'Ordine dei medici di Roma per esercizio abusivo della professione medica, una sospensione dall'Ordine dei giornalisti del Lazio e due multe nei suoi confronti da parte dell'Antitrust.

Il numero uno della Società italiana di diabetologia inoltre non ha mancato di ricordare che "Panzirorni propone tesi e regimi alimentari totalmente privi di basi scientifiche"e che in tutto questo "purtroppo l'anello più debole della catena alla fine resta il paziente, in vari casi in condizioni di debolezza psicologica e quindi facilmente influenzabile". La medicina, la scienza e la ricerca "sono cose serie che rispondono a regole precise, finalizzate a valutare con metodo scientifico un’ipotesi e a rigettarla qualora questa non superi la prova degli studi clinici controllati. Il marketing è una cosa, la medicina un’altra e a praticarla dovrebbero essere solo persone qualificate, non ‘orecchianti della professione', pronti a strumentalizzare i risultati di ricerche serissime per sostenere delle tesi ascientifiche. Ma molto lucrose" ha concluso Purrello