A Torino anche violenze della polizia, la testimonianza: “Anziano con la testa spaccata abbandonato a terra”

Le immagini dell'agente di polizia Alessandro Calista, accerchiato e brutalmente malmenato – anche con un martello – da alcuni manifestanti che ieri partecipavano a Torino al corteo in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, hanno rapidamente fatto il giro d'Italia.
L'uomo, ricoverato insieme a cinque colleghi in condizioni fortunatamente non gravi, ha ricevuto questa mattina la solidarietà di esponenti della maggioranza e dell'opposizione, oltre a una visita dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che al termine ha invocato il pugno duro contro gli aggressori, definiti "criminali organizzati": "Si chiama tentato omicidio – ha detto la premier -. Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte". Meloni ha aggiunto: "Se rinunciamo a difendere chi ci difende non esiste lo Stato di diritto", auspicando che i colpevoli dell'aggressione al poliziotto vengano puniti nella maniera più severa.
La presidente del consiglio ha quindi annunciato la convocazione, per domani mattina, di un consiglio dei ministri "per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione".
I fatti di Torino, dunque, rappresenteranno molto probabilmente un pretesto per introdurre nuove limitazioni alla libertà di manifestare. Tuttavia sulla gestione dell'ordine pubblico da parte delle forze di polizia stanno sorgendo non poche perplessità. Il corteo ha visto la partecipazione di migliaia di persone, in larghissima parte pacifiche, anche se non si può negare la presenza di un piccolo nucleo di violenti come quelli che hanno attaccato e ferito l'agente Calista. Come è stato possibile che una normalissima manifestazione si sia trasformata in guerriglia urbana? Ed è davvero possibile escludere errori nella gestione della piazza da parte della Questura?

Al video dell'aggressione ai danni del poliziotto, infatti, se ne sono aggiunti altri che documentano episodi di immotivata violenza nei confronti di persone inoffensive da parte di svariati agenti: manganellate a manifestanti inoffensivi, botte a fotografi e giornalisti e altri abusi inspiegabili nell'ambito di una corretta gestione di un corteo politico.
In almeno un caso i poliziotti avrebbero anche abbandonato un anziano ferito in strada, senza soccorsi. A prendersi cura di lui sono stati alcuni presenti, a partire da Mattia Bidoli, fotografo e operatore umanitario esperto in contesti di guerra, che avevamo intervistato pochi mesi fa quando si trovava nella Striscia di Gaza e che ieri ha documentato gli scontri a Torino.
In testimonianza rilasciata a Fanpage.it, Bidoli ricostruisce i momenti concitati del soccorso all'uomo ferito, probabilmente ubriaco e comunque del tutto estraneo alla manifestazione, sottolineando un clima di tensione che definisce "insolito per il contesto italiano". "Mi trovavo oltre il primo cordone della polizia, sul lato destro della strada, quando ho notato un collega fotogiornalista che sorreggeva un uomo in evidente difficoltà", esordisce Bidoli. "L'uomo non riusciva a stare in piedi. Sono corso ad aiutarlo: eravamo circondati da una decina di agenti e furgoni della polizia. Il collega stava chiedendo ripetutamente l'intervento di un'ambulanza, ma la risposta degli agenti è stata: ‘Chiamala tu, no?'".
Bidoli, che ha anche una formazione da soccorritore, ha immediatamente valutato la situazione: "L'uomo aveva sicuramente più di 60 anni. Aveva il volto completamente coperto di sangue per una ferita sopra la fronte, causata da un oggetto". Non si sa chi sia stato a ferirlo, ma certamente l'anziano si trovava dietro le linee delle forze dell'ordine, a non poca distanza dai manifestanti. "Era in stato confusionale e faticava ad articolare frasi e movimenti. Mentre cercavo di pulirlo e bendarlo con il mio kit d'emergenza, la polizia continuava a ignorarci, camminando oltre".
Secondo il racconto di Bidoli, l'intervento dei mezzi di soccorso esterni era reso impossibile dalla disposizione delle forze in campo: "Ho bussato a una camionetta chiedendo di chiamare qualcuno via radio. Se avessimo chiamato noi l'ambulanza, non sarebbe mai arrivata: eravamo bloccati tra le cariche della polizia a sinistra, migliaia di manifestanti e il blocco davanti ad Askatasuna. Alla fine abbiamo parlato con un superiore che ci ha assicurato che i soccorsi fossero stati allertati, ma sapendo che non potevano passare, abbiamo deciso di caricarlo a braccia".
Grazie anche all'intervento della moglie di Bidoli, infermiera di terapia intensiva giunta sul posto, l'uomo è stato trasportato a braccia per circa 300 metri oltre le linee della polizia. "Lì ci è venuta incontro una poliziotta qualificatasi come infermiera, che ha preso in carico il ferito insieme ad altri agenti dotati di presidi medici", spiega il fotografo. "Lavoro abitualmente in zone di guerra, ma non sono abituato a vedere scene simili in Italia. Quello che ho percepito ieri è stata una violenza repressa e un odio tangibile, un'aria pesantissima fin dal mio arrivo. La cosa più grave resta che quella persona sia stata lasciata a terra, abbandonata a se stessa, quando era palese avesse bisogno di cure immediate".
Ma non è tutto: altri video pubblicati in queste ore sui social mostrano episodi di violenza: in uno, ad esempio, si vede un gruppo di poliziotti accanirsi contro un paio di manifestanti in fuga e inoffensivi; in un altro si vede un reporter solo, accerchiato da una decina di agenti che, una volta caduto a terra, lo investono di calci, manganellate e insulti: il fotografo viene poi spinto nelle retrovie e ripetutamente schernito e colpito con pugni alla testa e manate al volto.