A Reggio Emilia stanno sradicando un bosco di 4,5 ettari per fare spazio all’ennesimo ipermercato

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In un quartiere popolare di Reggio Emilia da due giorni le ruspe stanno sradicando un’area verde di oltre 4 ettari, chiamata Bosco Ospizio, dove dovrebbe sorgere un supermercato Conad corredato da un parcheggio con centinaia di posti auto. Per salvare centinaia di alberi i cittadini avevano proposto una soluzione alternativa che non avrebbe generato nuovo consumo di suolo.

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Nel cuore di Reggio Emilia, in una delle città della Pianura Padana che più di tutte hanno subìto gli effetti del caldo torrido della scorsa estate, la più calda della storia, si vuole rimuovere un bosco di oltre 4 ettari che sorge nei pressi di un asilo e di un quartiere di case popolari per fare spazio a un enorme supermercato dotato di centinaia di posti auto. Con buona pace delle raccomandazioni affinché si azzeri il consumo di suolo, e con buona pace di quelle che suggeriscono di rinaturalizzare le città, la cronaca degli ultimi giorni racconta una storia di ruspe, schieramenti di forze dell'ordine e cittadini in protesta.

La protesta dei cittadini contro l'eradicazione del bosco

All'alba di ieri, mercoledì 30 settembre, l'area di via Emilia Ospizio – a Reggio Emilia – si è svegliata circondata da camionette della Polizia di Stato, agenti con casco e scudi antisommossa e pattuglie della polizia locale intente a regolare il traffico. Un imponente dispositivo di sicurezza, paragonabile a quello schierato all'esterno degli stadi durante i match ad alto rischio, allestito non per contenere tifoserie rivali, ma per permettere l'ingresso dei mezzi da cantiere e proteggere l'area dalle proteste di un nutrito gruppo di residenti e ambientalisti. Fin dall'alba, i primi manifestanti arrivati sul posto hanno cercato di opporsi all'avvio delle operazioni, presidiando i cancelli del sito ribattezzato Bosco di Ospizio.

Nonostante la resistenza passiva dei cittadini, il massiccio dispiegamento delle forze dell'ordine ha consentito l'accesso agli operatori e ai mezzi meccanici. Con il passare delle ore, come racconta la cronaca della Gazzetta di Reggio, la voce della presenza delle ruspe si è diffusa rapidamente e il presidio si è ingrossato, raggiungendo decine di persone che hanno assistito con sconcerto e rabbia alle prime fasi di abbattimento di decine al alberi, alcuni dei quali ad alto fusto, gridando slogan all'indirizzo delle ruspe e segnalando la presenza della fauna selvatica all'interno del perimetro. Alcuni attivisti dell'Assemblea del Bosco Ospizio sono anche riusciti a penetrare all'interno dell'area di cantiere sprovvisti di protezioni nel tentativo di bloccare la distruzione degli alberi, per poi essere portati via di peso dagli agenti.

L'operazione iniziata ieri segna una svolta in una mobilitazione non violenta che andava avanti ininterrottamente dal 3 agosto. Nel corso delle settimane, la protesta aveva visto momenti di grande partecipazione, tra cui il presidio del 17 agosto quando oltre trecento persone avevano occupato il viale pedonale temendo l'arrivo imminente dei mezzi da cantiere. Dopo un lungo stallo fatto di incontri in municipio e trattative con i vertici dell'amministrazione comunale, i manifestanti avevano spostato il presidio lungo il marciapiede della via Emilia e montato le tende nel vicino parco del Campo di Marte 2, mantenendo viva la speranza di salvare l'area verde.

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La polizia a Bosco Ospizio

L'esperto: "Si distrugge un bosco meraviglioso per far spazio a un supermercato"

Per comprendere quello che sta accadendo occorre però fare un passo indietro e guardare alla natura stessa di questo luogo, un'area semi-naturale cresciuta spontaneamente dove un tempo sorgeva il giardino di una struttura sanitaria poi demolita: la zona è stata poi acquisita da Conad Centro Nord ormai svariati anni fa.

In quell'area, lasciata all'abbandono da tempo, la natura ha lentamente preso il sopravvento rigenerando un intero ecosistema urbano. A spiegare il valore di questo patrimonio è Davide Mattioli, arboricoltore e membro del Collettivo Ecosistemico: "È un bosco urbano meraviglioso di quattro ettari e mezzo – spiega a Fanpage.it – nel cuore di un quartiere popolare ad alta densità abitativa, caratterizzato da persone con fasce di reddito molto basse. Un'area di condomini affacciati sulla via Emilia, una delle arterie più trafficate della regione. Grazie alla dimenticanza, all'abbandono e all'allentamento della pressione antropica, la natura ha fatto quello che sa fare: si è ripresa gli spazi e ha rigenerato l'area. Le piante che già c'erano si sono avvicinate al secolo di vita, mentre le altre nate spontaneamente hanno completato il quadro".

La critica principale mossa da esperti e tecnici del collettivo Bosco Ospizio riguarda la lettura riduttiva che è stata fatta del sito nelle relazioni tecniche ufficiali, dove il bosco viene spesso descritto come un'area degradata e priva di valore solo perché priva di pianificazione umana. "Quel luogo è stato descritto come degradato e povero. Ma se riconosci il valore della rigenerazione spontanea, di mettere in moto dinamiche di successione ecologica per ripristinare ecosistemi degradati dalla presenza dell'uomo, capisci che le piante non degradano mai nulla", evidenzia Mattioli. "Nei nostri censimenti autonomi fatti con botanici e arboricoltori abbiamo registrato 168 specie vegetali. Un patrimonio fondamentale per gli impollinatori selvatici, le falene, i pipistrelli, l'avifauna e la fauna acquatica. Gli alberi più anziani o con cavità e fessure sono proprio quelli più importanti per ospitare la biodiversità. Abbattere un'area del genere significa radere al suolo e distruggere tutta la complessità che si era creata".

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L'area di Reggio Emilia in cui sorge il bosco

A suffragare queste affermazioni, Mattioli ha prodotto la "Valutazione Ecosistemica Bosco Ospizio". Nel documento, l'arboricoltore contesta radicalmente lo "Studio Minelli – Negroni" (la relazione ufficiale che autorizza i lavori), accusandolo di non aver svolto un reale censimento della biodiversità ma di essersi limitato a un conteggio quantitativo. Mentre lo studio ufficiale sostiene che "oltre i 2/3 delle piante si trova nello stadio senescente […] e diventano potenzialmente pericolosi", Mattioli afferma che proprio gli alberi maturi e senescenti, con le loro caratteristiche, sono fondamentali come habitat insostituibili per la fauna. Inoltre, il documento stima che il bosco trattenga ogni anno quasi 92 metri cubi di ruscellamento e sequestri 9,63 tonnellate di carbonio, fungendo da argine contro l'effetto "isola di calore" in un quartiere già classificato come ad altissima vulnerabilità termica dallo stesso Comune di Reggio Emilia. Tra le scoperte più rilevanti, il censimento ha individuato un "Cagnetto Monumentale" (Prunus cerasifera), con una circonferenza di 255 cm (superiore al limite di 250 cm per la tutela regionale), rendendolo di fatto passibile di iscrizione al registro degli Alberi Monumentali d'Italia e, quindi, protetto dalla legge.

La proposta alternativa: spostare il supermercato di pochi metri

A rendere la vicenda ancora più controversa è il fatto che un’alternativa concreta e formalmente strutturata esisteva già, presentata ufficialmente nell'agosto di quest'anno dall'Assemblea del Bosco Ospizio a Conad Centro Nord e al Comune di Reggio Emilia. Il documento preliminare, intitolato "Un bosco urbano di comunità per la natura, il quartiere e la città", proponeva di salvare integralmente l'area verde – attualmente già di proprietà di Conad Centro Nord – ponendo al centro tre opzioni d'azione. La prima strada ipotizzata puntava a una gestione condivisa del sito mantenendo la proprietà in capo a Conad, trasformando l'investimento in un’operazione di responsabilità sociale d’impresa tramite un accordo a quattro con Comune, Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE) e associazioni locali. Qualora Conad avesse preferito non mantenere la proprietà, il documento avanzava un'ipotesi strategica: l'apertura di un tavolo tecnico-negoziale di 90 giorni per valutare la rilocalizzazione dei diritti edificatori su un'area alternativa già urbanizzata e impermeabilizzata nel quadrante est della città (tramite permuta), oppure l'acquisizione concordata del terreno da parte del Comune. Un modello di negoziazione non utopico, ma già felicemente applicato dal Comune di Reggio Emilia nel luglio 2024 per salvare l'area verde di via Piaggia al Quinzio.

Per quanto riguarda i servizi pubblici previsti dal progetto approvato – come la Casa della Salute, la biblioteca e il polo territoriale -, la proposta dei cittadini chiariva come essi non dovessero essere sacrificati, ma semplicemente scorporati dal bosco e rilocalizzati in immobili già esistenti nel quartiere. L'area individuata come ideale è il vicino complesso dell'ex manicomio di San Lazzaro, un’ampia cittadella di proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale caratterizzata da numerosi padiglioni storici già edificati, in parte abbandonati o in fase di ristrutturazione, ideali per accogliere le strutture sanitarie e culturali a servizio della cittadinanza. Integrare i servizi pubblici nelle strutture di San Lazzaro avrebbe consentito di salvaguardare il bosco adiacente all'asilo e alla residenza per anziani, trasformandolo in un parco naturale curativo senza cementificare un solo metro quadrato di suolo vegetale. "Di fronte c'è un'area enorme con diverse strutture, o da ristrutturare o già pronte, che avrebbero potuto ospitare i servizi senza sottrarre veridicità al parco", spiega Mattioli.

Invece di accogliere la richiesta di una moratoria tecnica di 90 giorni e aprire il tavolo di negoziazione – sostenuto, secondo la proposta, anche dalla possibilità di cogliere i finanziamenti del bando regionale da 2 milioni di euro per i servizi ecosistemici sceduto a metà settembre 2026 -, le istituzioni e il soggetto privato hanno scelto di tirare dritto. La concessione per l'avvio dei cantieri è stata firmata nei mesi scorsi, nonostante le proteste. Così, mentre la politica e i vertici aziendali hanno preferito evitare il confronto su una rigenerazione urbana basata sul riuso del costruito, le ruspe e i reparti celeri della Polizia hanno preso possesso dell'area, radendo al suolo in poche ore decine di alberi per fare spazio all'ennesimo supermercato. Come se non ce ne fossero già abbastanza.

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