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“A Niscemi possibili enormi frane”, 25 anni fa una relazione della Protezione civile aveva già previsto tutto

Nel dicembre del 2000, dopo la prima frana, una relazione tecnica della Protezione civile aveva già avvertito della possibilità di frane di dimensioni rilevanti a Niscemi consigliando diversi lavori di sistemazione che però non sono stati mai realizzati.
A cura di Antonio Palma
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A Niscemi "Potrebbero verificarsi frane di dimensioni anche rilevanti",  quello che poi è accaduto realmente nel gennaio di quest'anno nella cittadina siciliana, era stato già scritto nero su bianco in una relazione tecnica della Protezione civile ormai 25 anni fa. Un lavoro preciso e documentato di una commissione tecnico scientifica incaricata appositamente di valutare la pericolosità della zona dopo la precedente frana del 1997 e di dare indicazioni utili sui possibili lavori che però, alla luce di quanto accaduto, sembra sia diventata carta straccia.

A firmare gli atti fu l'ingegnere Antonio Castiglione che, come ricostruisce il Corriere della Sera, nel dicembre del 2000 diede la fosca previsione consigliando ampi lavori di sistemazione pur avvertendo che si trattava di opere di attenuazione del fenomeno franoso e non definitive proprio a causa della conformazione del terreno.

"Sistemazione degli alvei per ridurre il processo erosivo, regimazione delle acque superficiali, deviazione delle acque bianche provenienti dall’abitato che attualmente scorrono nel Benefizio e delle acque nere che sono scaricate nella incisione, chiusura delle fenditure aperte, impiantare vegetazione che possa ridurre l’erosione" erano solo alcune delle indicazioni date alle autorità politiche e amministrative che però in gran parte sembrano essersi perse nel vuoto visto che i lavori non sono mai stati realizzati.

Il torrente Benefizio, in cui finiscono acque bianche e nere, già da prima era stato indicato come una delle concause della frana del 1997 e per questo erano stati già previsti diversi lavori di sistemazione già all'epoca ma nulla è stato fatto fino ad oggi.

Il pericolo che un'enorme frana avrebbe potuto interessare di nuovo la città era stato ribadito anche in una più recente relazione geologica, commissionata dopo l'ennesimo cedimento che aveva interrotto diverse strade nel 2019. Come ricorda La Sicilia, in questo caso il report, firmato dal geologo Gianfranco Perno, sottolineava come "il versante presenta ogni forma di criticità con evidenti segni riconducibili a fenomenologie legate a dissesti in atto dovuti al consistente ruscellamento superficiale e lineare che in alcuni tratti hanno minato la stabilità geomorfologica".

Per questo si raccomandava "la necessità che si avvii una fase di studio e monitoraggio dell’intero versante coinvolto", sottolineando: "Il fenomeno è attivo, oggi interessa la carreggiata stradale e, in mancanza di immediati interventi di sistemazione e/o mitigazione, non può essere esclusa una ulteriore evoluzione con coinvolgimento delle aree a monte della strada provinciale". Le stesse aree che sono sprofondate nel gennaio scorso lasciando centinaia di famiglie senza casa.

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