In tuto il mondo è partita la corsa al vaccino anti Covid. In alcuni paesi, come Regno Unito e Stati Uniti, sono state già distribuite le prime dosi del vaccino Pfizer dopo il via libera delle agenzie regolatorie nazionale, e dal 27 dicembre la somministrazione comincerà anche nei 27 paesi dell'Unione europea, dopo l'approvazione da parte dell'Ema sempre del vaccino realizzato da Pfizer con la tedesca BioNtech, attesa per il 21 dicembre. Poi, toccherà al vaccino del colosso statunitense Moderna. Ma questi antidoti non sono gli unici in via di sviluppo contro il Coronavirus. Ce ne sono anche altri arrivati alla terza fase della sperimentazione, la più avanzata, e in attesa di essere autorizzati e distribuiti alla popolazione. Ecco, di seguito, a che punto sono.

Pfizer-BioNtech

Il vaccino Pfizer-BioNtech è stato il primo ad essere somministrato contro Covid-19 nel Regno Unito e negli Usa, dopo il via libera degli enti regolatori nazionali, rispettivamente Mhra e Fda. Le prime dosi sono andate al personale sanitario e a soggetti anziani. La sua efficacia è del 95% secondo i risultati della sperimentazione. Si tratta di un vaccino a RNA, che deve essere conservato ad una temperatura di meno 70 gradi centigradi, ma una volta scongelato può essere mantenuto per qualche giorno in un nomarle impianto di refrigerazione. In Europa sarà con ogni probabilità distribuito a partire dal 27 dicembre.

Moderna

Il secondo vaccino che sarà approvato dagli enti regolatori sia nel Regno Unito, che negli States che in Europa è quello messo a punto dal colosso farmaceutico a stelle e strisce Moderna, che ridurrebbe del 95% il rischio di infezione. Moderna ha affermato di aver migliorato la durata di conservazione e la stabilità del proprio vaccino, il che significa che, a differenza di quello Pfizer, può essere conservato a temperature di refrigerazione standard dai 2 agli 8 gradi centigradi per 30 giorni (quindi anche nei più comuni frigoriferi di casa) e fino a sei mesi a meno 20 per la spedizione e lo stoccaggio a lungo termine. Ha sviluppato il suo vaccino in collaborazione con i ricercatori del Vaccine Research Center, parte dell'Istituto nazionale di malattie infettive. Entro il 12 gennaio dovrebbe arrivare il via libera alla distribuzione nei 27 stati Ue.

AstraZeneca-Oxford

Si tratta del vaccino su cui l'Ue ha puntato di più e nella realizzazione del quale è coinvolta anche l'italiana Irbm di Pomezia. L’analisi aggregata dei dati pubblicata nei giorni scorsi dal Lancet mostra un’efficacia media pari al 70,4%. Nello specifico, l’efficacia del vaccino è risultata pari al 62% tra i partecipanti che hanno ricevuto due dosi piene e si sia attestata al 90% in un sottogruppo più ristretto a cui è stata somministrata prima metà dose e poi una dose completa. Tuttavia ci sarebbe un ritardo sulla data di distribuzione, inizialmente ipotizzata a fine dicembre 2020, slittando a fine gennaio 2021. "Per quanto a mia conoscenza i dati sono stati pubblicati su Lancet, la Fase 3 della sperimentazione" del vaccino anti Covid AstraZeneca "è in dirittura d'arrivo entro un paio di settimane. E sempre entro un paio di settimane ci sarà la consegna del dossier all'Ema che farà i suoi controlli nell'interesse di tutti e poi nel giro di qualche settima dovrebbe arrivare la validazione, salvo imprevisti. E' ragionevole immaginare quindi che il vaccino AstraZeneca sarà in Italia entro fine gennaio, aveva affermato qualche giorno fa Piero Di Lorenzo, presidente dell'Irbm di Pomezia, il centro che ha sviluppato insieme all'università di Oxford il candidato vaccino prodotto da AstraZeneca.

Sputink V

Dopo aver cominciato la vaccinazione di massa a livello locale, Mosca ha iniziato con l’EMA le procedure necessarie per l’autorizzazione al suo vaccino contro il coronavirus Sputnik V in Europa. "Abbiamo richiesto la consulenza scientifica rapida di EMA (Rapid Scientific Advice), che è il primo passo del processo di autorizzazione del vaccino nell’UE. Abbiamo fatto domanda il 10 dicembre e ora stiamo interagendo molto attivamente con il team dell’EMA", ha detto un rappresentante del Russian Direct Investment Fund (RDIF), il fondo sovrano russo partner del centro di ricerca Gamaleya, dove è stato sviluppato il vaccino.