Alessio Scorrano ha 26 anni, è di Magenta ed ha un sogno: "effettuare un nuovo intervento, stavolta quello giusto in grado di salvarmi”. Immaginate di ricevere una risposta così violenta da vedere la vostra vita appesa a un filo. Immaginatevi di correre contro il tempo sapendo che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. E adesso immaginate di dovervi appellare al buon cuore degli sconosciuti, gli unici in grado di restituirvi la vita persa:

"Non voglio puntare il dito contro qualcuno o sottolineare certi errori, quello che vorrei ora è semplicemente tornare ad avere una vita normale"

Alessio lotta con una grave malattia che gli comporta sintomi cardiaci così debilitanti da impedirgli di stare in piedi. Prima di quell'anno, Alessio conduceva una vita normalissima, ma durante una corsa di allenamento avvertì un dolore al petto così forte da dover andare al pronto soccorso: qui, però, gli esami portarono i medici a tranquillizzarlo al punto da rimandarlo a casa. Eppure, nel periodo successivo, il dolore toracico e l'affanno non lo abbandonarono mai, nonostante ogni volta nuove visite cardiologiche scongiurassero qualsiasi problema.

Fu uno pneumologo a notare qualcosa di strano: era luglio del 2016 e prescrisse al ragazzo una visita da alcuni aritmologi, i quali videro che durante lo sforzo c'erano delle variazioni all’ecg:

“Durante una TAC di approfondimento si scoprì che avevo una malformazione congenita chiamata ‘ponte miocardico'. Questa malformazione consiste nell’avere una coronaria, in genere quella più importante detta LAD, che anziché passare sulla superficie del cuore passa al suo interno. Ogni caso di ponte miocardico è diverso per lunghezza e profondità.”

Il problema di Alessio, però, è ben più grave di quel che sembra. Uno scoglio così alto da mettere a rischio la sua vita, scaraventandolo in una vera e propria corsa contro il tempo: per questo motivo ho deciso di intervistarlo, con la speranza di amplificare il suo appello.

Caro Alessio, ci racconti cosa è successo una volta ottenuta la risposta dei medici?

“Sono stato messo sotto terapia farmacologica per vedere eventuali miglioramenti. Ciò nonostante, ho continuato a stare peggio fino a smettere di alzarmi dal letto. Nessun farmaco dà dei buoni risultati.”

Perché hai deciso di lanciare un appello online?

“La mia è una condizione poco studiata. Ho fatto delle ricerche e ho scoperto che la persona che ha effettuato più studi su questa malformazione si trova a Stanford, in California: è la dottoressa Ingela Schnittger, l'unica in grado di eseguire l'operazione della quale necessito dal momento che i farmaci non hanno alcun effetto.”

In Italia non è possibile operarti?

"Ho fatto una coronarografia in Italia. Il mio ponte miocardico è di circa sei centimetri ed è molto profondo, quindi c'è un alto rischio di ischemie. Così non ho avuto altre scelte e ho provato ad operarmi d'urgenza qui: un intervento pericoloso, il terzo caso in venticinque anni nel mio ospedale (a Stanford ne operano circa cinquanta all'anno). I dolori però sono peggiorati tanto che si notano alterazioni all'ecg, così un'altra coronarografia ha indicato spasmi molto severi. Nessuno ha voluto più operarmi e si è proceduto di nuovo con una terapia farmacologica."

Adesso come stai?

“Peggio di prima. Non riesco più a camminare ed ogni movimento diventa difficoltoso, ho continui dolori ed affanno al minimo movimento. Non sapendo più cosa fare ho deciso di inviare le mie coronarografie a Stanford per avere un loro parere: mi è stato detto che dopo l'intervento in Italia il problema non è stato risolto e, in più, si è formata una sorta di ‘curvatura' della coronaria che prima non c’era. Inoltre, mi sarebbe stato posizionato uno stent in questa piega, dove è presente ancora il ponte miocardico: una manovra sconsigliata dato che c'è un altissimo rischio di frattura dello stent e quindi di perforazione della coronaria.”

Ok, veniamo a noi… Cosa hai deciso di fare?

“I giorni passano ed io continuo a stare sempre peggio. Andare a Stanford ed operarmi comporta un elevato costo e non posso permettermelo. Non voglio puntare il dito contro qualcuno o sottolineare certi errori, quello che vorrei ora è semplicemente tornare ad avere una vita normale, poter stare bene e fare ciò che fanno i ragazzi della mia età. Vorrei poter andare a Stanford, sentire il parere degli specialisti e, se necessario, effettuare un nuovo intervento, stavolta quello giusto in grado di salvarmi.”

La vita di Alessio, così mi dice, attualmente è "un vero inferno". Ha dolori in continuazione e si sente limitato in qualsiasi cosa, vivendo bloccato in un letto e rimbalzato tra ospedali. Per questo, se volete, potete sostenere la sua trasferta in America e scommettere insieme a lui su una risposta positiva da parte di quei medici che possono salvargli la vita:  qui la raccolta fondi.