in foto: Vincent Van Gogh, La camera di Vincent ad Arles (1888), Van Gogh Museum Amsterdam

La scienza è entrata nella camera di Vincent Van Gogh ad Arles per chiarire il significato simbolico della famosissima opera del pittore olandese. Sul tema della stanza da letto, Van Gogh ha realizzato infatti tre pitture quasi identiche, ma alcune osservazioni recenti hanno permesso di stabilire che i colori utilizzati originariamente non sono quelli che noi vediamo oggi: una tecnica chiamata fluorescenza a raggi X ha individuato le tonalità originali delle tre diverse versioni della stanza che Van Gogh dipinse fra 1888 e 1889, gettando così nuova luce sul simbolismo cromatico che contraddistingue la produzione artistica di Van Gogh nell'ultimo periodo della sua vita.

La "prima" stanza, oggi conservata al museo Van Gogh di Amsterdam, risale all'ottobre del 1888. Dopo circa un anno l'artista realizza due copie dello stesso quadro: una, delle stesse dimensioni del primo dipinto, è attualmente conservata presso l'Art Institute di Chicago, mentre l'altra, più piccola, che l'artista realizza per la sua famiglia in Olanda, è esposta al Museo d'Orsay di Parigi. In occasione di una mostra presso l'Art Institute di Chicago i dipinti sono stati, per la prima volta, accostati, facendo emergere alcune differenze.

Il dipinto esposto all'Art Institute of Chicago
in foto: Il dipinto esposto all'Art Institute of Chicago

In una lettera indirizzata al fratello Theo, Vincent descriveva la stanza con "le pareti di un lilla chiaro, il pavimento di un rosso spezzato e pallido, le sedie e il letto color giallo cromo, i cuscini e il lenzuolo verde limone chiarissimo, la coperta rosso sangue, la toeletta arancione, il catino azzurro, la finestra verde", concludendo: "Volevo esprimere un senso di riposo assoluto per mezzo di tutti questi diversi toni".

I dati a raggi X hanno aiutato i ricercatori a sviluppare mappe a colori dei dipinti nelle loro forme originali, ammettendo la possibilità che quello che vediamo oggi non è quello che fu effettivamente dipinto da Van Gogh.

I colori originali dei dipinti sono cambiati nel corso del tempo a causa di processi chimici dovuti alla luce, ha spiegato Francesca Casadio, ricercatrice dell'Art Institute. Il quadro conservato presso l'Art Institute di Chicago, risalente al 1889 ha le pareti viola scuro, i mobili marroni, e la stanza appare molto più chiara rispetto a quella descritta nella lettera: i colori quindi non corrispondono. Questa seconda versione dunque, dipinta dopo che l'amico pittore Gauguin lo aveva raggiunto ad Arles e i due si erano separati, è più scura rispetto all'originale. Le sue pareti sono di una tonalità più profonda di viola, i mobili di legno usano un contrasto più netto di marrone e beige, e le assi del pavimento hanno una tonalità rossastra scuro.

"Il colore originale delle pareti nei quadri può essere interpretata come una chiara indicazione del telaio emotivo di van Gogh", ha spiegato Francesca Casadio, ricercatrice presso l’Art Institute di Chicago. "Le pareti della camera da letto di Arles erano bianche; così il viola è la sua interpretazione, la propria volontà di esprimere il riposo della mente e della fantasia". Van Gogh dipinse la seconda versione della stanza di Arles nel 1889, dopo un soggiorno in ospedale e molti problemi psicologici e personali, e Francesca Casadio riconduce questo particolare stato d'animo anche al suo lavoro dell'epoca.

Van Gogh avrebbe voluto esprimere nell'opera un senso di tranquillità, ma il risultato complessivo è un senso d'angoscia, d'ansia, dovuto alla linea nera che contorna gli oggetti, ai colori netti e privi di ombre e alle pareti e al pavimento inclinati, quasi sul punto di crollare, dando la sensazione che tutto stia lentamente scivolando verso sinistra.