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Julian Assange: profilo del guru di WikiLeaks

Programmatore, redattore, investigatore: Julian Assange è stato definito il 23esimo uomo più influente del 2010 e si candida ad essere - dopo la pubblicazione dei dispacci tra diplomazie - uno dei più pericolosi per l'establishment del pianeta.

Julian Assange: profilo del guru di WikiLeaks.

Julian Paul Assange, noto ai più quale collaboratore dell’organizzazione WikiLeaks, è nato a Townsville in Australia nel 1971. Assange intraprende studi scientifici nella fisica e nella matematica, maturando poi una profonda competenza nel Web, tanto da diventare hacker e programmatore. Scrive, tra gli altri, l’Assange Strobe – primo open source post scanner. E’ coautore, poi, Rubberhose, un sistema di crittografia nato, secondo Assange, “come uno strumento per operatori dei diritti umani che avevano bisogno di proteggere i dati sensibili sul campo”. WikiLeaks nasce in tempi relativamente recenti, nel 2006, e raggiunge subito una fama internazionale grazie alla pubblicazione di documenti riguardanti la guerra degli Stati Uniti in Iraq ed Afghanistan.

Soprattuto grazie all’opera svolta attraverso il suo sito – che nel frattempo fa registrare un numero di accessi sempre crescente – Julian Assange viene insignito del premio “New Media 2009″ di Amnesty International per aver denunciato gli assassinii estragiudiziali in Kenya con il documento “The Cry Blood – Sparizioni e uccisioni extrgiudiziali”. Nel 2010 il fondatore di WikiLeaks viene premiato dalla Sam Adams Associates for Integrity in Intelligence, mentre nel settembre dello stesso anno viene incluso dalla rivista inglese “New Statesman” come 23esimo uomo più influente del 2010. E’ ad oggi una delle figure maggiormente favorite nel sondaggio del Time sul “Personaggio dell’anno”.

Alcune di queste premiazioni, tra l’altro, hanno offerto l’occasione di vedere Assange in pubblico, cosa piuttosto rara, dal momento che il fondatore di WikiLeaks è in costante movimento. Secondo l’analista militare Daniel Ellsberg, Assange non si presenta negli States perché teme di poter essere arrestato in America. In occasione dell’arresto di Bradley Manning, sempre Ellsberg ha affermato che Assange si sarebbe trovato davvero in pericolo. Ma – giugno 2010 – le preoccupazioni dell’analista sono state liquidate da Marc Ambinder come “ridicole”.

Ad agosto dello stesso anno è stata aperta in Svezia un’inchista contro Assange, per le dichiarazioni di una donna ad Enköping, secondo le quali la donna sarebbe stata stuprata dal fondatore di WikiLeaks. Segue un’altra dichiarazione simile da parte di un’altra donna ancora. Mentre gli viene negato il permesso di soggiorno e di lavoro in Svezia, Assange pensa seriamente di chiedere asilo politico in Svizzera, dove poter spostare eventualmente anche i server di WikiLeaks.

Il 18 novembre del 2010 il tribunale distrettuale di Stoccolma chiede di trattenere Assange perché possa essere interrogato e giudicato sulle accuse di stupro e molestie sessuali. Preso atto dell’assenza sul territorio nazionale dell’accusato, due giorni dopo – il 20 novembre – viene spiccato un mandato di arresto internazionale tramite Interpol. Assange continua a sostenere che le accuse mosse a suo carico sono il frutto di una capagna denigratoria; mentre l’avvocato ha affermato pubblicamente la debolezza dell’impianto dell’accusa.

Il 27 novembre – dopo un attacco informatico a WikiLeaks – Assange inoltra i documenti segreti sui dispacci tra le diverse diplomazie ai principali quotidiani del mondo. Il 29 novembre i documenti di WikiLeaks vengono resi noti a tutto il mondo. Si scatena e si fa pressante la caccia al latitante Assange, per la quale l’accusa mossa dalle due ragazze svedesi – quella di violenza sessuale – sembra non reggere alle ragioni di un mandato di arresto internazionale. Le due accusatrici, infatti, hanno riconosciuto di aver consumato rapporti sessuali con il fondatore di Wikileaks e di essere state consenzienti. La colpa di Assange, dunque, sarebbe quella di non aver utilizzato il profilattico, inducendo le amanti a credere l’opposto. Si tratterebbe dunque di un crimine su cui solo la Svezia ha legiferato e che non giustificherebbe pertanto un mandato di arresto internazionale per violenze sessuali.

Assange, intanto, lascia la Svezia e raggiunge luoghi sconosciuti. Mentre i report di Wikileaks rendono note verità sempre più imbarazzanti per i governi di tutto il mondo, Scotland Yard annuncia che l’artefice del terremoto diplomatico si trova probabilmente nella periferia di Londra. Dapprima vengono aggrediti i conti in banca, rendendo impossibile l’uso di PayPal per i versamenti sul conto corrente di Wikileaks, poi viene direttamente bloccato il conto dell’associazione per assenza di residenza fisica del fondatore. Martedì 7 novembre sembra che Julian Assange stia per capitolare, si diffondo le voci circa una possibile trattativa per contrattare le condizioni della resa.

Le previsioni circa l’arresto di Assange si sono rivelate veritiere. L’hacker di Wikileaks si è consegnato alla polizia inglese la mattina stessa del 7 dicembre, confidando nella non estradizione per la Svezia. L’obiettivo di Assange, infatti, diventa presto quello di non dover scontare la propria pena negli Stati Uniti, il cui governo considera il guru di Wikileaks uno dei principali nemici del paese. Intanto i sostenitori di Assange hanno portato a termine attacchi informatici a quei siti che hanno osteggiato Wikileaks, tra cui PayPal.

Il 14 dicembre del 2010 la prima udienza dispone la libertà  su cauzione per Assange. La notizia viene accolta con gioia dai sostenitori di WikiLeaks che nella stessa mattinata si erano presentati numerosi davanti al tribunale mostrando striscioni critici nei confronti del governo svedese, accusato di servitù nei confronti degli Stati Uniti. La sentenza riguardante la sua libertà su cauzione viene poi dibattuta in appello e confermata il giorno stesso in cui il New York Times rende noto lo sforzo di Washington di raccogliere le prove per accusare Assange di cospirazione. Si attende intanto la successiva udienza dell’11 gennaio 2011.

Approfondimenti: julian assange, Wikileaks

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