No, questa non è una storia di vincitori. Quell'uomo che suona il pianoforte in una strada di Portland Oregon indossando una canottiera smunta e usurata e scrollando barba e capelli troppo lunghi e unti è un vinto. Peggio: un colpevole, secondo il pensiero comune dei benpensanti. Un padre che è stato un pessimo padre, un uomo che di fronte al dolore è stato sbattuto ai margini arreso come ci si arrende quando ci si convince che trascinarsi sia l'unica espiazione possibile dei propri peccati.

Quando sua moglie è morta Donald si è arreso. Succede così, senza spiegazioni: talvolta i dolori diventano insuperabili e i fragili ne rimangono schiacciati. Donald, senza moglie, ha perso tutto: il lavoro, la casa, la voglia e soprattutto il figlio. Poi al fallimento e alla disperazione ha aggiunto anche la droga. Se si potesse disegnare il punto più basso della sua vita sarebbe una strada, deserta nonostante i passanti tutti intorno, e il senso di colpa di un padre fallito. Il figlio, intanto, aveva perso la madre per morte e il padre per resa: finito in mano ai servizi sociali.

C'è un quadro del pittore fiammingo Hieronymus Bosch che risale alla fine del ‘400 che ritrae il mito della "nave dei folli": riprende la pratica di alcune località costiere di quel tempo di caricare su una vecchia nave tutti i disperati, i criminali e i mendicanti e di condurla verso il largo lasciandola senza timone né deriva, in balia delle onde. Lo squinternato equipaggio ovviamente non aveva nessuna possibilità di poter governare l'imbarcazione e si avviava inesorabilmente verso il proprio destino di morte alla prima burrasca. Solo raramente le circostanze favorevoli conducevano l'imbarcazione in qualche porto e allora accadeva che in un città a caso si riversasse all'improvviso quest'orda di "spostati" salvati dall'essere rifiuti.

Donald è salito sulle moderne navi dei folli che si trascinano sui marciapiedi e grufolano nei cassonetti, oggi come allora. Gli era rimasto solamente il residuo della passione per il pianoforte e la musica. E con il pianoforte e la musica Donald alla fine ha provato ad aggrapparsi e ripartire, tentando di riprendere la via. Suonando per i passanti indaffarati a ricominciato a esistere. Le offerte dei passanti gli hanno permesso di rimettersi in piedi, trovare un alloggio, disintossicarsi, comprare un'auto e tornare a incontrare il figlio. Una nota incastrata in gola l'ha salvato dal dirupo. "La forza della musica" suggerirebbe la retorica. E invece è un fallimento. Umano. Umanissimo. Ora con un barlume di lieto fine. Nonostante la splendida colonna sonora.