Abbassare l’età dell’elettorato attivo, consentendo anche ai 16enni di votare: è uno dei punti principali del programma Affari Costituzionali del Movimento 5 Stelle che gli utenti del blog di Beppe Grillo potranno votare oggi. “Per noi è importante abbassare l’età in cui è consentito il diritto di voto, portandola a 16 anni”, si legge nel post a firma Movimento 5 Stelle sul programma Affari Costituzionali.

“Vogliamo uniformare l’età degli elettori delle due Camera che, oggi, è diversa – spiega il post – 18 anni per votare i deputati e 25 anni per poter votare i senatori”. Secondo quanto ricorda nel video pubblicato insieme al post il senatore pentastellato Nicola Morra, “questa differenza contribuisce a produrre risultati diversi e, spesso, maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Per risolvere questo problema basta equiparare le età, senza cancellare il voto per una delle Camere”.

Voto a 16 anni: Pd e Lega favorevoli.

Il Movimento 5 Stelle ha già presentato una proposta di legge, a firma di Danilo Toninelli, per abbassare l’età per gli aventi diritto al voto a 16 anni.

Il Pd si è più volte espresso, anche con il suo segretario Matteo Renzi, a favore di questa ipotesi, spiegando che è un’idea su cui si può ragionare. D’altronde, il partito Democratico applica già questo principio alle sue primarie interne, a cui possono appunto partecipare i cittadini che abbiano compiuto i 16 anni d’età. Anche il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha detto di non avere “nulla in contrario” a questa ipotesi. Favorevole si è detta anche la Lega: il suo leader Matteo Salvini ha sostenuto di voler coinvolgere i giovani nelle scelte politiche del paese, dicendo in passato di “voler aprire il dibattito”.

Più sfumata la posizione di Giorgia Meloni, leader di FdI-An, che si è detta “favorevole ma con iscrizione su base volontaria dei 16enni alle liste elettorali”. Il voto ai 16enni dovrebbe quindi essere “per scelta”. Non esplicita la posizione di Forza Italia. Renato Brunetta, capogruppo forzista alla Camera, ha detto – in passato – di non averci mai pensato. Mariastella Gelmini si è detta contraria, mentre il senatore Lucio Malan favorevole.

Programma Affari Costituzionali del M5s: gli altri punti.

La discussione sul programma delle riforme istituzionali è stata aperta con anche altre proposte da sottoporre al voto degli iscritti. I punti chiave riguardano “il contenimento dei costi della politica, la semplificazione, la partecipazione, la democrazia diretta, la trasparenza e la meritocrazia”.

La rimozione dalla Costituzione del pareggio di bilancio.

Gli obiettivi che il M5s vuole perseguire devono prima prevedere la possibilità di “sanare le storture provocate dai vincoli esterni imposti all’Italia negli ultimi anni, all’insaputa dei cittadini”. Per questo motivo “proponiamo la rimozione dalla Costituzione del pareggio di bilancio, senza la quale ogni proposta di investimenti produttivi è solo pura propaganda”.

Il Movimento propone di introdurre anche “l’obbligo di consultare i cittadini per autorizzare qualsiasi cessione della sovranità popolare ad enti sovranazionali”: “una pratica seguita in molti Paesi dell’Unione europea, a cui da noi si è fatto ricorso solo una volta, ben prima del Trattato di Maastricht e degli altri Trattati europei. Solo se a decidere del Trattato sul libero scambio con il Canada o con gli Usa, e sugli altri Trattati, saranno i cittadini, per previsione costituzionale inderogabile dai partiti, e non un’oligarchia eletta con leggi incostituzionali, potremo tornare a sperare in un futuro migliore per l’Italia”, si legge nel post.

La riduzione del numero dei parlamentari.

Nel programma si propone la riduzione del “numero dei parlamentari e delle loro indennità, nonché la modifica dell’immunità penale dei parlamentari, che deve essere limitata alle opinioni e ai voti espressi nell’esercizio delle funzioni”. Il M5s propone anche la cancellazione delle Province e del Cnel dalla Costituzione. Modifiche vengono proposte anche sul referendum, con l’ipotesi di cancellare “il quorum costitutivo che è diventato solo uno strumento usato dai partiti per invalidare il risultato”. “Proponiamo – si legge ancora – l’introduzione del referendum propositivo, in modo che si possa consentire agli stessi cittadini di proporre una legge e non solo di cancellare quelle approvate dal Parlamento”.

Introduzione del vincolo di mandato.

“Siamo a favore dell’introduzione di un vincolo di mandato – si legge ancora nel programma – che impedisca il trasformismo e la nascita in Parlamento di partiti mai votati da nessuno”. I Cinque Stelle vogliono introdurre anche la possibilità di esercitare un maggiore controllo dei componenti delle Autorità indipendenti, “attraverso un sistema di nomine uniforme, innovativo e trasparente”. “Il nostro sistema mira a far sì che i responsabili di queste Autorità che controllano il mercato, l’energia, le telecomunicazioni, la privacy, e tanti altri settori essenziali della cosa pubblica, non siano condizionati da pressioni politiche e conflitti d'interesse”, spiegano.

L’introduzione in Costituzione della cittadinanza digitale.

Una proposta portata avanti dal M5s è quella di creare una vera e propria cittadinanza digitale per nascita

Vogliamo conoscere la vostra opinione sull’introduzione in Costituzione di una vera e propria cittadinanza digitale per nascita: cioè di un’identità, anche online, riconosciuta dallo Stato, necessaria non solo per assicurare a tutti i cittadini quello che oggi è un nuovo diritto fondamentale, cioè il diritto di accesso alla rete, ma anche per semplificare il rapporto con la Pubblica amministrazione.

Il rapporto con la pubblica amministrazione e con i processi amministrativi.

I pentastellati chiedono una semplificazione dei processi amministrativi, abbattendo “le inutili barriere burocratiche per avere un vero diritto di accesso agli atti e ai servizi della Pa”. Aggiungendo, inoltre, una “corretta e incisiva valutazione delle performance dei dipendenti della pubblica amministrazione”: “Devono essere premiati i più meritevoli e non coloro che cercano delle scorciatoie”. Altro obiettivo è quello di “ridurre gli apparati burocratici statali e rendere la regione l’ente di raccordo tra lo Stato e i Comuni per l’attuazione delle politiche pubbliche”.