Arrestato Giuseppe Cacciola, accusato di aver spinto la sorella al suicidio

Maria Concetta Cacciola era una collaboratrice di giustizia che nel 2011 si è tolta la vita. Suo fratello, arrestato oggi dopo due mesi di latitanza, è accusato, insieme ai genitori, di induzione al suicidio della giovane teste.
Maria Concetta Cacciola era una collaboratrice di giustizia che nel 2011 si è tolta la vita a causa delle pressioni della sua famiglia affiliata alla ‘ndrangheta. Suo fratello è stato arrestato oggi nel milanese dopo due mesi di latitanza.

Giuseppe Cacciola, 31 anni e latitante dallo scorso febbraio, è stato arrestato dai carabinieri a Paderno Dugnano, nel milanese, mente usciva da un centro commerciale. Nei confronti dell’uomo pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palmi, Flavio Accurso, su richiesta del Procuratore della Repubblica, Giuseppe Creazzo, e del pm Giulia Masci. L’accusa che gli viene contestata, e per la quale sono finiti in carcere a febbraio anche i suoi genitori, è delle peggiori: Cacciola avrebbe spinto sua sorella, Maria Concetta, a togliersi la vita in seguito a delle continue pressioni e minacce.

Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia suicida – Maria Concetta, che nel 2011 aveva 31 anni, era diventata una testimone di giustizia. La donna, figlia del cognato del boss Gregorio Bellocco, uno dei capi della cosca legata a quella dei Pesce, aveva “tradito” la sua famiglia iniziando a collaborare con la giustizia. Le sue rivelazioni svelarono gli affari criminali delle cosche della ‘ndrangheta, grazie a queste i carabinieri riuscirono ad arrestare diversi affiliati al clan. Si allontanò dal suo nucleo familiare originario ma, nonostante questo, le accuse e le minacce nei suoi confronti la costrinsero al gesto estremo: la donna si suicidò a Rosarno, nel reggino, bevendo acido muriatico.

Le violenze, fisiche e psicologiche, della sua famiglia – Dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro emerse questa realtà, un suicidio dovuto a delle violenze tali (Giuseppe Cacciola e il padre avrebbero anche picchiato selvaggiamente la donna colpevole, a quanto pare, anche di aver tradito il marito detenuto) da convincere Maria Concetta che non ci fosse altra via d’uscita. Prima del gesto estremo i familiari, secondo quanto emerge dalle indagini, l’avrebbero costretta a registrare un file nel quale la donna sosteneva di essersi inventata tutto. Maria Concetta aveva accettato tutto pur di vivere con i suoi figli ma poi si era nuovamente convinta a continuare la sua collaborazione con la giustizia. Oggi, con l’arresto del fratello Giuseppe, si chiude il cerchio sulle persone accusate di aver maltrattato la donna al punto da determinarne il suicidio: è il pensiero del Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, che ha rivolto ai carabinieri i suoi complimenti.

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