I giovani italiani espatriati tornano al centro del dibattito politico appena un mese dopo la polemica che ha investito il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a causa di alcune dichiarazioni sui giovani non propriamente lusinghiere. Se a dicembre per parecchi giorni si è discusso di quel "meglio non averli tra i piedi" pronunciato da Poletti e riferito a una parte dei giovani italiani in fuga all'estero, nel mese di gennaio probabilmente a far discutere sarà invece l'affermazioni del neo-ministro degli Esteri Angelino Alfano che, durante la cerimonia di consegna dei premi per l'innovazione assegnati dal Mae, ha dichiarato: "I nostri talenti all'estero non sono cervelli espatriati ma italiani che hanno la testa e il cuore, sebbene non i piedi, in Italia. Sono nostri ambasciatori che danno una mano anche nell'attivare canali di dialogo. Per essere i più forti nel mondo dobbiamo fare squadra con tutti gli italiani che fanno sì che l'Italia cresca anche dal punto di vista della reputazione. Un giorno come quello di oggi alla Farnesina serve anche a questo".

"L’Italia è una superpotenza della cultura, della scienza e della bellezza e dobbiamo far valere questo nostro primato, non funziona agendo ognuno per i fatti propri ed è per questo che, come ministero degli Esteri, stiamo lavorando a un piano integrato di promozione del Sistema Italia all’estero, facendo squadra con tutti quelli che possono dare un aiuto”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.

Una definizione, quella del ministro Alfano, che pur essendo stata proferita in qualche modo per "elevare" l'orgoglio italiano nel Mondo, non tiene conto di un basilare assunto: gran parte degli italiani in fuga all'estero hanno deciso di partire e abbandonare il proprio Paese natio non per propria volontà, ma perché costretti dalle contingenze, ovvero dalla mancanza di opportunità lavorative e di carriera in Italia. Secondo il rapporto "Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes, diramato lo scorso 6 ottobre, nel corso del 2015 sono stati ben oltre 100.000 gli italiani che hanno deciso di fare i bagagli e  di emigrare all'estero. "Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi", rilevava il rapporto pochi mesi fa. Non esattamente, dunque, una scelta fatta a cuor leggero, quella dei cervelli in fuga italiani, che potrebbero – a ragione – risentirsi a essere considerati ora "ambasciatori del successo italiano nel Mondo" da un Paese che li ha costretti a fuggire per poter avere la minima speranza di realizzare le proprie ambizioni e i propri sogni.