40 vertenze industriali risolte dal governo, questo ci comunica il Pd in un video dell’emittente Youdem. Del resto, è stato detto più volte dagli esponenti di governo e dallo stesso Matteo Renzi: molte vertenze sono state risolte. Eppure, ad una più attenta osservazione delle aziende citate, si scopre amaramente che le cose non stanno esattamente così. Nella maggior parte dei casi si tratta di aziende a un passo dal fallimento, in altri casi si parla di accordi appena stipulati che possono essere considerati solo un'inizio. Accordi su investimenti che – chi segue le vertenze lo sa – raramente si concretizzano.

Dove il governo spaccia come “risolte” queste vertenze, sarebbe più corretto approfondire. Perché a fronte degli accordi più importanti ci sono comunque condizioni pensanti da accettare. Come in Electrolux, dove si aumentano i ritmi produttivi, o come nella recente Ast di Terni (la ex Thyssen) in cui l’accordo parla di 290 esuberi volontari, 290 persone che non sono licenziate ma che dovranno andare via. Vediamo, dunque, alcune delle 40 vertenze elencate, quelle più importanti per ruolo dell’azienda, settore e numero di dipendenti.

Electrolux. Il 15 maggio si è firmato a Palazzo Chigi, alla presenza di sindacati nazionali, territoriali e ministri, l’accordo che permette di evitare i 1.200 esuberi annunciati lo scorso gennaio. Su quali condizioni si basa l’accordo modello che salva i dipendenti Electrolux dai licenziamenti? Integrazioni al salario – che rimangono invariati – rese possibili grazie ai contratti di solidarietà e alla cassa integrazione straordinaria. Incentivi all’esodo. Per quanto riguarda il lavoro, invece, la novità più importante è la velocizzazione della produzione: i pezzi prodotti in 8 ore di catena di montaggio dovranno ora essere prodotti in 6 ore (per ogni stabilimento è presente un allegato tecnico). Le pause non vengono toccate fatta eccezione per Porcia, dove da 10 minuti si riduce a 5. In cambio di tutto questo Electrolux si è impegnata ad investire 150 milioni di euro per i prossimi tre anni e a mantenere posti di lavoro e stabilimenti fino al 31 dicembre 2017. Con una clausola, però, che recita: “Salvo complicazioni”.

Ast Terni. Riporta il comunicato del Ministero dello Sviluppo Economico: “Ast propone un articolato piano industriale di rilancio, dall'orizzonte temporale di quattro anni, nell’ambito del quale si dovrà raggiungere, innanzitutto nei primi 24 mesi, l’equilibrio finanziario”. In questi 4 anni l’investimento dell’azienda dovrebbe essere di circa 100 milioni di euro. A quale prezzo si è raggiunto l’accordo? Ast aveva annunciato 550 esuberi. L’accordo firmato prevede 290 esuberi volontari. Cosa significa? Che di queste 290 persone, 40 finiranno in mobilità ricevendo un incentivo all’esodo pari a 80.000 (per chi decide dopo il 29 dicembre l’incentivo scende a 50.000 euro). Gli 80.000 euro sono in realtà 60.000 euro netti. Le restanti 250 persone avranno lo stesso incentivo, ma senza la possibilità di andare in mobilità. Per loro rimane il licenziamento verio e proprio, senza ammortizzatori sociali.

Alitalia. L'accordo che ha permesso di salvare la compagnia ha ceduto il 49% di questa a Etihad. Che ha deciso di snellire l’azienda per renderla più sexy e puntare alle lunghe tratte. Etihad paga i 560 milioni di debiti dell’azienda (in parte già cancellati dalle banche), e a seguire arriveranno 600 milioni di investimenti. Ma per rendere sexy la compagnia il costo sociale è stato molto alto. I sindacati hanno firmato un accordo per permettere alla compagnia di tagliare 31 milioni di euro dal costo del lavoro. C’è chi perderà 85 euro al mese, chi 1.300 (i comandanti anziani e dirigenti). Le hostess perdono circa 300 euro al mese. Poi, ci sono gli esuberi . Dovranno andare via una hostess su dieci e il 7% dei piloti. Sono 149 i piloti in esubero su 1.650. E 104 esuberi dal commerciale, 42 dalle risorse umane, 73 in amministrazione. Via anche 386 persone fra tecnici, ingegneri, operai specializzati delle manutenzioni. Il numero totale degli esuberi Alitalia è 2.251, o meglio 2.171 se si escludono le uscite volontarie. Di questi circa 1.300 verranno riassorbiti (pare) in Alitalia, oppure pensionati, esternalizzati, o ricollocati in Etihad. Rimangono circa 900 esuberi.

Ideal Standard. In che modo l’Ideal Standard possa considerarsi una vertenza risolta non si riesce a capire. Forse ci si riferisce all’accordo di maggio in cui si riuscì a bloccare la messa in mobilità di circa 400 dipendenti della fabbrica di Orcenico (Pordenone) per introdurre la cassa integrazione in deroga. Dopo di allora l’azienda ha nuovamente annunciato gli esuberi, e la cassa durerà solo fino a dicembre. C’è una proposta industriale del gruppo Ceramiche Ideal Scala, che riassorbirebbe solo parte dei lavoratori, 150. Ma ancora questa proposta non è stata accettata dall’azienda, che dal suo canto non ha dato segni che facciano pensare a un accordo vicino. In questi ultimi giorni, poi, i lavoratori hanno presidiato i cancelli della fabbrica per impedire che l’azienda portasse via gli ultimi prodotti.

Lucchini. L’ultimo comunicato del Ministero annuncia il “Passaggio della Lucchini di Piombino al gruppo algerino Cevital”. Il presidente di questo gruppo industriale algerino, Isaad Rebrab, ha parlato di investimenti per un miliardo di euro, ma per ora si inizia con 400 milioni. L’accordo di aprile 2014, invece, metteva 250 milioni di fondi pubblici instaurando i contratti di solidarietà per i 2.200 dipendenti. Per ora i mille esuberi sono scongiurati, ma l'esito della cessione, appena avvenuto, è tutto da vedere, e i contratti di solidarietà rimangono. Ancora in attesa di compratore il laminatoio di Lecco della Lucchini, con circa 90 dipendenti.

Irisbus. Il 4 dicembre l’accordo su Irisbus ha permesso di salvare il posto di lavoro a 300 persone, col passaggio a Industria Italia Automobili, capitanata da Stefano del Rosso della italo-cinese King Long. Sono garantiti gli scatti di anzianità, i dipendenti perdono solo i superminimi e premi di produzione, circa 80 euro al mese. Certo, la firma è appena avvenuta. Il piano industriale è tutto da vedere, e così gli investimenti. Nel frattempo L’irisbus ha perso circa 400 dipendenti, e un indotto di aziende collegate che ora non c’è più. Inoltre, la newco spera principalmente in investimenti pubblici per rinnovi dei parchi autobus del trasporto pubblico.

Ansaldo. Lo scorso maggio il 40% di Ansaldo Energia è stato ceduto alla cinese Shanghai Electric per 400 milioni di euro. Mentre a novembre la giapponese Hitachi ha manifestato l’interesse ad acquistare Ansaldo Sts e Ansaldo Breda. La fase di negoziazione è appena avviata. Nel frattempo un centinaio di operai dell’Ansaldo breda di Palermo è in agitazione da mesi, perché esiste il rischio che lo stabilimento siciliano venga scorporato dagli altri nelle trattative.

Breda Menarini. Il 20 novembre è stato firmato l’accordo per cui Breda Menarini, con 200 operai, passa da Finmeccanica alla Industria Italiana Autobus, la newco della italo-cinese King Long in cui è già confluita l’Irisbus di Valle Ufita. L’accordo è appena avvenuto, e la sorte di queste newco resta tutto da vedere.

Eurallumina. Dire che l’Eurallumina del Sulcis, azienda una volta collegata all’Alcoa, è una vertenza risolta non corrisponde a verità. Ci sono 400 operai in cassa integrazione, un sito fermo da 4 anni. Qual è la novità? Il 22 luglio scorso si è firmato al Ministero dello Sviluppo un “Accordo di Programma per la messa in sicurezza e futura gestione ambientale del sito di stoccaggio dei residui di lavorazione della Bauxite”. Cosa significa? Vuol dire che Eurallumina dovrà fare la bonifiche, come d’obbligo. Ora, è chiaro che la speranza è che gli stessi operai che una volta lavoravano in fabbrica possano essere reimpiegati per le bonifiche. Ma l’accordo di luglio non è altro che una “verifica dello stato di attuazione dei vari punti dell’Addendum firmato il 22 Novembre 2012, contenente le misure necessarie per la riattivazione dello stabilimento del Sulcis”. Insomma, una firma importante, ma la fabbrica non è certo ripartita, nè gli operai sono tornati al lavoro.

Eni (Porto Marghera e Gela). La raffineria di Gela, come a Marghera, diventerà un polo della chimica verde, per la produzione di carburanti bio. Dopo l’incendio di marzo che impose il sequestro giudiziario a Gela, per imporre la riconversione in biodiesel Eni bloccò le linee di produzione e revocò i 700 milioni di investimenti annunciati. A novembre arriva l’accordo al ministero per la produzione di biodiesel, col salvataggio di 1.000 posti di lavoro. Eppure i progetti di chimica verde, come nel resto d’Italia, rimangono più su carta che nel concreto. Esistono dubbi concreti sul mantenimento di questi livelli occupazionali. E serviranno due anni per la riconversione, in cui tutto potrà succedere. A Marghera l situazione è quasi identica, con 450 posti di lavoro in gioco.

Jabil. Nella sede di Milano l’azienda è chiusa da anni, e la mobilità è finita ad aprile. A Marcianise, in Campania, invece, a novembre è stato firmato un accordo al ministero. Secondo questo accordo non ci saranno più i 382 licenziamenti annunciati, ma al loro posto 205 persone entro dicembre dovranno andare in mobilità con un incentivo. Inoltre, a partire da gennaio, l'avvio di un anno di cassa integrazione straordinaria a rotazione. Poi, il taglio del 50% di importanti voci retributive per i lavoratori, come la 14esima e le indennità.

Nuova Pansac. Gli stabilimenti della vecchia Pansac sono stati venduti a spezzatino, e alcuni di questi hanno chiuso. A Ravenna, per esempio, i 61 dipendenti sono ormai in mobilità. Non si capisce davvero come si possa includere Nuova Pansac tra le vertenze risolte. I 900 dipendenti del vecchio gruppo vantano 27 milioni di euro di crediti verso l’azienda, che ha chiuso i battenti per un buco di 40 milioni della vecchi dirigenza. La cassa integrazione è stata prorogata fino a metà giugno.

Alcatel. A gennaio l’azienda aveva annunciato 586 esuberi su 1.900 dipendenti. Il 25 novembre è stato firmato oggi l’accordo per la cessione delle attività Optics di Alcatel Lucent alla italiana Siae Microelettronica, salvando così 256 posti. In una seconda fase altri 110 ingegneri e tecnici specializzati, attualmente basati nelle sedi Alcatel Lucent di Shanghai e Chengdu saranno integrati in una joint venture. Ma anche qui si è ben lontani dal parlare di vertenza risolta. L’accordo firmato al ministero, infatti, impegna le aziende per un solo anno. E rimangono 17 esuberi.

Natuzzi. L’azienda proprietaria del marchio Divani & Divani, delocalizza in Romania e annuncia 1.700 esuberi nel 2013. Nell’ottobre 2013 si firma un accordo al Mise che poi rimarrà lettera morta. A luglio di quest’anno si firma un nuovo accordo in cui i 600 esuberi vengono scongiurati per potere accedere alla cassa integrazione. Lo scorso 15 ottobre, poi, un nuovo passo indietro: al tavolo del ministero con l’azienda non si trova l’accordo sui contratti di solidarietà e sulla cassa integrazione. Non volendo Natuzzi anticipare la cassa ai lavoratori – anche le banche si sono rifiutate – questi dovranno aspettare i versamenti per i prossimi 8 mesi, una situazione davvero difficile. Il tavolo è stato riaperto il 6 dicembre, e aggiornato al 6 gennaio prossimo, ma le posizioni fra sindacati e azienda restano distanti.

Piaggio Aero. A giugno il 92% dei dipendenti Piaggio Aero ha detto si al referendum sull’accordo che bloccava i licenziamenti e impegna l’azienda a un investimento di 135 milioni di euro. Però chiude lo stabilimento di Finale Ligure, e viene ridimensionato quello a Sestri Ponente (Genova). Parte dei dipendenti verrà trasferita nel nuovo sito di Villanova D’Albenga, ma non tutti: ci sono 320 esuberi tra eccedenze ed esternalizzazioni. Poi, entro un anno, la produzione nel sito di Genova verrebbe chiusa definitivamente. Non sono buoni segnali. La Fiom lamenta che da 1.300 dipendenti Piaggio Aero si passi a 900. I sindacati hanno già ottenuto un tavolo per l’8 gennaio per discutere dell’attuazione dell’accordo stipulato a giugno.

Marcegaglia. L’azienda aveva annunciato 165 esuberi all’inizio dell’anno. Oppure l’alternativa: accorpare le produzioni trasferendo buona parte delle attività dagli stabilimenti lombardi. Rimangono 72 esuberi, e chi decide di non trasferirsi avrà pagato il bus oppure il trasporto con auto propria. Chi decide di andare via un incentivo di 30.000 euro lordi (davvero pochini). Investimenti per 5 milioni di euro (davvero pochissimi). L’accordo è passato con referendum dei lavoratori a giugno, senza la firma della Fiom che ha sconfessato i suoi delegati di fabbrica. A novembre l’azienda ha confermati i 72 esuberi, nello stabilimento lodigiano di Graffignana. Nel frattempo la fabbrica di Taranto è stata ceduta alla Otlec assieme ai suoi 85 dipendenti ora in cassa integrazione, saranno assunti – si spera – tra un anno.

Ilva Patrica. Lo stabilimento fratello minore dell’Ilva di Taranto sta per chiudere. Le trattative di cessione sono ferme. Poi, a novembre, arriva la manifestazione di interesse da parte di Bruni Industry, per rilevare l’azienda. Al momento non c’è nulla più di questo.

Micron. 89 dipendenti sono stati recuperati da Micron in altre funzioni, altri 161 sono stati riassunti da ST Microelectronics. 13 hanno accettato un trasferimento volontario in altra sede Micron in Italia, con un incentive di 30mila euro lordi, 34 hanno accettato un trasferimento volontario in altra sede Micron all'estero, con un incentivo di 30.000 euro lordi. 89 hanno accettato un incentivo all'esodo pari a 28 mensilità più la mobilità. Rimangono 33 esuberi.405 persone faranno un anno di cassa integrazione straordinaria, e in questo periodo – ormai agli sgoccioli dato che l’accordo è datato – l’azienda deve assumere 170 persone. Dice il comunicato Fim Cisl del 31 ottobre che le persone assunte ad oggi ammontano a 159: “Su questo aspetto Stm ha mostrato una rigidità assoluta, ritenendo di aver pienamente assolto all’impegno assunto nei confronti del Governo e ha dichiarato di non avere esigenze di inserimento con riferimento ai profili professionali oggi coinvolti nel processo di Cigs Micron”.