Pubblica un video con la figlia e l’IA ricompone la sua identità: il racconto di una mamma

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Una madre americana ha scoperto che l’intelligenza artificiale di Meta era in grado di ricostruire molte informazioni sulle sue figlie, nonostante fosse sempre stata attenta a ciò che condivideva sui social. Il suo sfogo su Instagram ha riacceso l’attenzione sui rischi dello sharenting nell’era dell’intelligenza artificiale.

Per Kalie Robins doveva essere un video come tanti. La donna, residente nello Utah, si trovava in macchina e stava cantando insieme a una delle sue due figlie. Un momento familiare che Robins ha voluto riprendere e condividere sui social, ovviamente senza indicare il nome della bambina. Il volto della piccola, però, era ben visibile. Quando però la donna è tornata a guardare quel contenuto su Facebook, ecco la sorpresa. Tra i suggerimenti generati dall'intelligenza artificiale di Meta compariva una domanda apparentemente innocua, ma difficile da ignorare: "Chi è la passeggera bambina?". Ovviamente, se l'IA ti suggerisce di porre una domanda, significa che sa già la risposta. Per questo Robins, che si era sempre piccata di essere molto prudente nel condividere informazioni sulle figlie, ha deciso di cliccare. Quello che ha visto dopo, l'ha decisamente inquietata.

"Sapevo che stavo postando i miei figli online. Non sapevo che stessi dando ai pezzi dell'IA la possibilità di essere assemblati in questo modo", ha scritto nel post Instagram in cui ha raccontato la sua storia.

Il test con Meta AI: nomi, età e immagini delle figlie

Robins ha iniziato a fare domande a Meta AI per capire fino a che punto il sistema potesse arrivare. La donna ha così scoperto che il chatbot non solo riusciva a riconoscere la bambina nel video, ma ha fornito informazioni anche sull'altra figlia. Il modello, ha poi capito Robins, aveva messo insieme i contenuti pubblicati nel corso degli anni su Facebook e Instagram. Tra le informazioni che l'IA ha restituito alla madre c'erano i nomi delle bambine, la loro esatta età e persino diversi dati circa il loro luogo di nascita. Meta AI ha anche recuperato la fotografia della figlia quando era neonata, pubblicata anni prima dalla nonna. In quel momento Robins ha capito che la piattaforma riusciva a collegare tutte quelle informazioni attingendo anche da foto e video che non erano stati postati da lei, ma da amici e parenti.

Il test è andato avanti e le domande suggerite dall'intelligenza artificiale diventavano via via sempre più invasive. Meta AI ha suggerito a Robins di chiedere quali scuole sarebbero state più adatte per le sue bimbe, quali fossero i loro libri preferiti e persino la residenza della famiglia.

Un profilo digitale costruito da anni di post

Per Robins, l'aspetto più disturbante della vicenda è stato proprio il poco tempo necessario a ricostruire questo quadro. I suoi account erano pubblici, ma la donna non era una celebrità: aveva poche centinaia di follower e utilizzava i social soprattutto per condividere contenuti legati alla sua vita e ai viaggi. Eppure, in pochi minuti, l'intelligenza artificiale era riuscita a mettere in relazione informazioni accumulate per anni. Un compleanno qui, una fotografia lì, un post pubblicato da un familiare. Tutti elementi banali, presi singolarmente, ma che, una volta collegati, erano diventati un ritratto molto più dettagliato.

"Pensavo che ci stessimo comportando in modo prudente e responsabile", ha raccontato Robins al sito Futurism, spiegando di essersi sentita sempre più in colpa nei confronti delle figlie man mano che comprendeva la quantità di informazioni reperibili.

Interpellata sulla vicenda, Meta ha spiegato che la sua IA può effettivamente effettuare ricerche sia tra i contenuti personali a cui l'utente ha accesso sia sul web pubblico. L'azienda ha però riconosciuto che, in questo caso, la funzione non avrebbe dovuto suggerire domande di quel tipo e ha comunicato di aver risolto la criticità.

Un nuovo campanello d'allarme sullo sharenting

La storia raccontata sui social da Robins ha immancabilmente riacceso i riflettori sull'annosa questione della condivisione online da parte dei genitori di fotografie, video e informazioni sui propri figli, il cosiddetto sharenting. Robins ha spiegato di essere subito corsa ai ripari, chiedendo ai familiari di cancellare o nascondere alcuni dei vecchi contenuti. Una decisione tutt'altro che semplice, visto ormai che per molti parenti quelle fotografie rappresentano un vero album dei ricordi.

Il vero problema è però che la mossa rappresenta il metaforico recinto chiuso quando i buoi sono ormai scappati. Cancellare un contenuto non significa infatti cancellare ogni traccia della sua esistenza. Uno screenshot o una condivisione possono creare nuove copie e nuove interazioni difficili da controllare. Con l'avvento dell'IA, poi, le insidie si sono moltiplicate poiché, come la stessa vicenda di questa madre ha dimostrato, sapere in che modo le informazioni verranno utilizzate dalla macchina diventa ancora più complesso. Il tema era emerso con forza quando l'anno scorso molti genitori avevano iniziato a giocare con l'IA per conferire alle foto dei figli effetti buffi o cartooneschi. Vi lasciamo qui il nostro articolo sull'argomento. Ridurre al minimo l'esposizione social dei figli e chiedere che anche la rete intorno a noi rispetti l'anonimato dei piccoli può sembrare una misura drastica, ma sembra davvero l'unica strada percorribile per ridurre il rischio che qualcuno possa risalire a informazioni sulla nostra famiglia semplicemente chiacchierando con un bot.

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