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“La mia migliore amica rubava le foto di mia figlia per fingersi sua madre”: la storia di Marissa

Una madre ha scoperto che la sua migliore amica, dopo quindici anni di amicizia, aveva rubato l’identità digitale della figlia per fingersi la sua vera madre. Sul posto di lavoro raccontava di aver dato alla luce la bambina e ne condivideva i dettagli di un parto mai avvenuto. Si tratta di un caso da manuale di digital kidnapping: “É stata una violenza terribile”.
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Pensava di condividere i momenti più belli della crescita della sua bambina soltanto con una ristretta cerchia di amici e parenti. Un profilo Facebook privato, poche persone fidate e la convinzione di aver protetto la privacy dei suoi figli. Invece, il pericolo era molto più vicino di quanto potesse immaginare. Marissa Layne, madre americana di due bambini, ha infatti scoperto di essere vittima di digital kidnapping, il "rapimento digitale" dove qualcuno si appropria indebitamente dell'identità di un minore sfruttandone le immagini online. A rendere ancora più inquietante la vicenda è che ad aver costruito una realtà alternativa con le foto della figlia è stata la sua migliore amica.

Marissa ha recentemente condiviso la sua storia con il New York Post. Nel suo racconto, l'amica è diventata "Lucy", un nome di fantasia per tutelarne l'identità. La donna, ha spiegato Marissa, era praticamente una di famiglia. Durante il difficile percorso affrontato per riuscire ad avere una seconda figlia, le era sempre rimasta accanto, aiutandola anche dopo il parto cesareo e durante la convalescenza. Cambiava pannolini, dava il biberon alla bimba e accompagnava la madre alle visite mediche. Eppure dietro quelle attenzioni si celava un segreto.

La doppia vita costruita con le foto della bambina.

Alcuni comportamenti, col senno di poi, avrebbero potuto far scattare un campanello d'allarme. Lucy, ha affermato Marissa, pubblicava spesso immagini della bambina accompagnandole con frasi come "La mia piccola" e nei messaggi chiedeva spesso: "Come sta la mia bambina?", senza quasi mai domandare notizie dell'amica. Marissa, però, non aveva mai dato peso a quei gesti. Anzi, aveva sempre difeso Lucy anche quando il marito e altri familiari trovavano quel comportamento eccessivamente morboso e possessivo.

La verità è emersa solo grazie al messaggio di una donna sconosciuta. "Da mamma a mamma, credo che tu debba sapere che la tua amica dice a tutti di essere la madre di tua figlia", le ha scritto. Continuando a parlare con la donna che l'aveva contattata, Marissa ha scoperto che Lucy aveva costruito un'identità alternativa sulle immagini della piccola. Sul lavoro raccontava ai colleghi di essere la madre della bambina, mostrava le sue fotografie e aveva persino inventato un parto mai avvenuto, descrivendolo nei dettagli come se fosse stata lei a dare alla luce la piccola.

"È stata violenza terribile. Quel gesto alterato la chimica del mio cervello", ha dichiarato Marissa, che ora fatica a fidarsi delle persone al di fuori della stretta cerchia familiare e ha anche iniziato ad assumere farmaci per tenere a bada gli attacchi d'ansia.

Cos'è il digital kidnapping

Il caso di Marissa è un esempio estremo di digital kidnapping, una forma di cyberstalking che consiste nel sottrarre fotografie di minori pubblicate online per attribuire loro una nuova identità. In pratica, chi compie questo tipo di abuso scarica le immagini, crea profili falsi e inventa un nome, una storia e persino una famiglia per quel bambino.

In Italia il fenomeno rientra nel reato di sostituzione di persona, previsto dall'articolo 494 del Codice penale, quando vengono create false identità utilizzando i dati o le immagini di altri. Le implicazioni possono però andare ben oltre il semplice furto d'identità. Le immagini sottratte possono essere utilizzate per truffe, adescamenti o traffici di materiale pedopornografico.

La fine dell'amicizia e una lezione per il futuro

Alla fine Marissa ha denunciato l'accaduto allo sceriffo locale, che ha inviato un agente a casa di Lucy imponendole di eliminare tutte le fotografie, i video e i contenuti riguardanti la bambina. La donna ha scelto di non procedere penalmente, ma ha interrotto definitivamente ogni rapporto con quella che considerava una sorella. Oggi non pubblica più fotografie dei figli sui social e ammette di aver imparato come lo sharentng – la pratica di condividere online foto e video dei prori figli, possa sempre nascondere delle insidie, anche quando protetto da un profilo privato.

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