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Jesse Ridgway e la scelta di abortire dopo la diagnosi: “La Sindrome di Down non è una benedizione”

Lo youtuber Jesse Ridgway ha raccontato sui social la decisione, presa di comune accordo con la moglie, di interrompere la gravidanza dopo aver scoperto che il bimbo che stavano aspettando sarebbe nato con la trisomia 21. È la condizione genetica legata alla Sindrome di Down.
Credits: @JesseRidgwayMJN | Youtube
Credits: @JesseRidgwayMJN | Youtube

Una foto dell'ecografia, la gioia dell'attesa condivisa con milioni di follower e poi, all'improvviso, un annuncio che ha cambiato il tono del racconto. In pochi giorni la vicenda dello youtuber statunitense, Jesse Ridgway, e di sua moglie Ashley è diventata uno dei temi più discussi sui social. Al centro della storia c'è la decisione dolorosa da parte della coppia di interrompere la gravidanza dopo aver scoperto che il bambino che aspettavano sarebbe nato con trisomia 21, comunemente nota come Sindrome di Down.

A raccontare la scelta è stato lo stesso Ridgway, 33 anni, noto online con il profilo McJuggerNuggets. In una serie di messaggi pubblicati sulle Storie Instagram ha spiegato che lui e la moglie avevano deciso di abortire dopo la diagnosi prenatale. "Non è stata una scelta presa alla leggera", ha scritto.

Il racconto social e la decisione

Ridgway è uno di quei creator che non si fa problemi a condividere con il suo pubblico anche gli aspetti più intimi della sua quotidianità. La gravidanza della moglie è stata seguita passo passo dagli oltre 626.000 follower su Instagra,, dall'annuncio della dolce attesa fino all'annuncio dell'aborto. Ridgway ha anche postato su YouTube la reaction all'esito dell'amniocentesi, l'esame diagnostico invasivo che analizza un campione di liquido amniotico per rilevare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche. Nel video, che preferiamo non linkare, la coppia ha letto il responso medico definitivo, per poi scoppiare in lacrime. "Quando ho ricevuto questa notizia, sono rimasto scioccato ma ottimista", ha poi spiegato lo YouTuber. "Pensavo che, anche in presenza di qualche difficoltà cognitiva, avremmo trovato una soluzione. Avevo accettato di diventare genitore, qualunque fosse la situazione".

Con il passare delle settimane, però, Jesse e Ashley hanno approfondito la questione confrontandosi con medici, consulenti genetici, familiari e amici. Le informazioni raccolte sulla Sindrome di Down e i probabili problemi di salute che il figlio avrebbe affrontato per tutta la vita hanno modificato radicalmente la loro prospettiva. "Quando ho iniziato a confrontarmi con statistiche, dati e possibili conseguenze, ho capito che molto probabilmente avrei dovuto seppellire mio figlio. Non era questo ciò a cui volevo andare incontro", ha raccontato Ridgway al sito Page Six. "Vorrei che i miei figli vivessero più a lungo di me, fossero autonomi e potessero avere una buona qualità di vita".

La frase che ha scatenato il dibattito

A suscitare particolare discussione sono state alcune affermazioni utilizzate da Ridgway per spiegare la propria posizione. Lo youtuber ha elencato diversi rischi associati alla sindrome di Down, tra cui difetti cardiaci, problemi dell'udito e ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo."La sindrome di Down non è una benedizione", è stata la sua conclusione. "È oggettivamente una condizione molto dura dal punto di vista della salute". Secondo lui, molte persone con questa condizione necessitano di assistenza continua e affrontano nel corso della vita numerosi problemi medici. Pur difendendo la scelta compiuta, Ridgway ha rivolto un messaggio alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie: "Siete molto importanti e siamo felici che siate qui. Ammiriamo la vostra forza e il vostro coraggio".

Le reazioni e il commento di Luca Trapanese

Parallelamente ai tanti messaggi di vicinanza da parte dei fan, molti utenti hanno aspramente criticato la scelta e le parole della coppia. Qualcuno ha anche iniziato a postare commenti molto forti sotto ai post di Ridgway, accusandolo di essere un "assassino". In Italia, tra le reazioni online ha avuto particolare risonanza quella ben più saggia di Luca Trapanese, consigliere regionale della Campania e padre adottivo di Alba, una bambina con sindrome di Down. "Non ho alcuna intenzione di giudicare una scelta così personale e dolorosa", ha scritto sulla propria pagina di Facebook. "Non conosco la loro storia, le loro paure, le loro fragilità e credo che nessuno abbia il diritto di trasformare una vicenda così intima in un processo pubblico".

Trapanese ha però sottolineato come il dibattito rischi spesso di trasmettere un'immagine incompleta della disabilità. "Conosco bene le fatiche, le terapie, le preoccupazioni, le battaglie quotidiane e la paura del futuro. Sarei disonesto se raccontassi una realtà fatta solo di sorrisi". Nelle sue parole, Trapanese ha anche offerto un'altra prospettiva. "Sarei altrettanto disonesto se non dicessi che Alba ha riempito la mia vita di una ricchezza che non avrei mai immaginato. Mi ha insegnato che il valore di una persona non dipende dalla sua perfezione genetica, dalla sua autonomia o dalla sua produttività". Per il padre di Alba, la questione centrale non riguarda soltanto le scelte individuali, ma la capacità della società di sostenere concretamente le famiglie.

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